Che bravo era Fritz: generoso,
studiare per lui era un gioco;
purtroppo era molto goloso,
tanto, troppo, mica poco! Predare fragole e lamponi
lui l’aveva come principio
e saliva per due torroni,
sul tetto del municipio. […] Prendere un ciliegio o un susino
gli pareva fosse permesso:
alla sua gola, poverino!,
era proprio sottomesso.

Un bambino che mangia troppo, un problema questo di grande attualità, almeno nell’Occidente del benessere. Certo che al tempo, in cui “Fritz il ghiottone” venne scritta, si voleva stigmatizzare un vizio: quello della gola; ora la prospettiva è profondamente mutata, si tratta sempre di una colpa, ma vissuta come un attentato alla salute e all’estetica.
Vi sono altre due differenze fondamentali.
I bambini attuali, oltre a mangiar troppo, si muovono poco, immobili per ore davanti alla televisione o altri oggetti tecnologicamente avanzati. Almeno Fritz per soddisfare la propria golosità deve praticare un notevole esercizio fisico.
In secondo luogo Fritz si abbuffa di frutta, torte e dolcetti. I Fritz attuali si nutrono di merendine e snack dai dubbi ingredienti e non fanno alcuna fatica per procurarseli, visto che occhieggiano invitanti sulle scansie dei supermercati e nelle macchinette di cui sono fornite, credo, tutte le scuole.
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Nella dispensa entrò a rubare
dalla finestra, su per il muro.
“Che cosa potrò mai trovare?
Sarà una torta, sicuro!” “Non c’è niente! È vuoto!” borbotta.
Corre a cercare di qua e di là:
C’è una scodella di terracotta
piena di zucchero a metà. Il ghiottone se lo divorò
leccandosi dito per dito;
poi quatto quatto sgattaiolò
giù dove era salito.
_____________________________________________________________________________________________ Attenzione perché sta arrivare la punizione per il poveretto: pensata, mi verrebbe da dire, da una mente un po’ sadica, sproporzionata rispetto alla colpa di un bambino che è sì ghiottone, ma generoso e bravo a scuola.
Non riesco a trattenere un risolino, pensando che cosa accadrebbe se questa filastrocca, contenuta in un libro di lettura che raccoglieva poesie, racconti, fiabe per bambini fino ai sette anni d’età, venisse letta in una scuola elementare. Immagino genitori preoccupati e lo psicologo di turno che sentenzia  sulla possibilità che abbia prodotto traumi psichici negli scolaretti.
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Ma subito male era stato,
si torceva come un serpente:
non lo aveva mai provato
un bruciore così ardente. Non serviva chiedere aiuto:
l’uccideva la golosità.
Quel che zucchero aveva creduto
era arsenico in verità.
______________________________________________________________________________________________- La punizione è crudele, fa quasi supporre una certa ostilità nei confronti dell’infanzia, ammantata d’intenti educativi.
Mi domando, tuttavia, se non contenga una qualche venefica sostanza il continuo richiamo all’obbligo della prestanza fisica, ad un corpo che si conformi a canonici estetici che non prevedono il più piccolo accumulo di grasso. Un imperativo “veleno” che si trasmette per via indiretta ai piccoli attraverso l’apprensione degli adulti.
_______________________________________________________________________________________________ NOTA Fritz il ghiottone si trova in Kleinne Kinderbibliothek di J. H. Campe, un libro di lettura pubblicato con alta tiratura dal 1779 al 1830.
Di questa e di altre simili storie tratta D. Ritchter, Il bambino estraneo, Firenze, La Nuova Italia, 1992, pp. 29- 69

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