Lo sappiamo tutti: si valuta il rendimento degli studenti anche per valutare le scuole (e così si dice delle prove Invalsi, che in queste settimane di primavera coinvolgono alunni e insegnanti).
Ma comunque la si pensi, la valutazione non è un problema solo delle scuole. E allora, può essere d’aiuto conoscere i dubbi che si agitano in contesti diversi. Per esempio, negli ospedali, di cui si tratta nel brano che segue:
“i medici sono abituati a confrontarsi con i fallimenti, morti impreviste e complicazioni. Quello che non siamo abituati a fare è confrontare il nostro grado di fallimento o di successo con quello degli altri. […] in realtà non abbiamo prove incontrovertibili del fatto che siamo così bravi. Le squadre di baseball hanno il rapporto tra partite vinte e partite perse. Le imprese hanno i resoconti trimestrali. Ma i medici?
Negli ultimi anni, sono stati fatti vari tentativi di misurare l’efficienza di medici e ospedali. E nessuno l’ha trovato un compito semplice. Una delle difficoltà principali è stabilire che cosa misurare.”
(Atul Gawande, “Sempre più bravi”, in “Internazionale”, 587, 22 aprile 2005, pp. 40-41 [già in “The New Yorker”])

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