“Il matematico russo Grigorij “Grisha” Jakovlevič Perelman, l’unico uomo al mondo che sia riuscito a risolvere uno dei sette Problemi del Millennio, dimostrando la Congettura di Poincaré, ha rifiutato il premio da un milione di dollari che gli era stato assegnato dal Clay Mathematics Institute”.

Così sui giornali.

Ho guardato le foto su internet del matematico russo, comprese le ultime “rubate” da un blogger nella metropolitana di Leningrado.

Il genio ha la faccia da genio, gli occhi perduti in visioni che noi comuni mortali non immaginiamo, i capelli lunghi, la fronte ampia e stempiatissima, la barba arruffata. Ha occhi e sorriso giovani, accattivanti, belli.

Il genio è un genio matematico anche nella vita che s’è scelto. Una vita che incarna l’immaginario tipico dello scienziato “pazzo” o almeno totalmente inadeguato alla vita comune. Mi viene in mente l’Albatros di Baudelaire. Nella poesia il poeta è come un grande albatros: in volo è magnifico, ma sulla terra, nella vita comune è goffo e deriso dai marinai.

Ci sono molte coincidenze fra matematica e poesia; in effetti del ruolo dell’ispirazione e dell’immaginazione nella scienza parlava anche Einstein.

La poesia è ritmo e dunque numero, la matematica è pura astrazione, illuminazione confermata solo a posteriori da formule e teoremi.

Il matematico russo dunque corrisponde all’ideale dello scienziato, anche se in fondo quasi nessuno scienziato è proprio come lui. Egli è anche l’opposto dell’eroe tipico del nostro tempo. Almeno di una parte della società, quella che crede nel successo, nel denaro, nel potere, nella visibilità della comunicazione.

Perelman da sempre ha disertato la ribalta cui pure le sue doti straordinarie rischiavano di condurlo.

“Non sono uno scienziato da vetrina” dice, non vuole essere un fenomeno mediatico e dunque rifiuta premi, “comparsate” televisive, ruoli accademici, interviste a riviste prestigiose e, colmo dei colmi, rifiuta i soldi.

“In Russia troppi soldi portano alla violenza” dice e non solo in Russia, vien da aggiungere.

La matematica a certi livelli, come la poesia, sconfina nella mistica, nella spiritualità più estrema, tanto che molti matematici sono indiani e tra i più grandi scienziati greci ci sono i presocratici e Pitagora che sulla mistica fondano le loro conoscenze anche scientifiche, il mattone di tutto diviene il numero.

Questo matematico russo mi lascia ammirata e al tempo stesso mi chiedo quanto sia felice, quanto questo atteggiamento sia dovuto a una personalità disturbata: quel che uno guadagna in genialità (in tutti i campi) spesso lo perde su altri versanti. La genialità è una sensibilità troppo spinta per questa terra.

Le antenne dei geni, matematici e non, sono troppo sensibili.

Forse, però, semplicemente a Perelman non piace la ribalta, preferisce essere un uomo libero, uno scienziato libero.

A quanto pare la libertà è strettamente connessa al rifiuto del denaro e della sovraesposizione mediatica. Così non solo Perelman, ma altri personaggi, divenuti famosi, si sono eclissati come Salinger, morto da poco. Aldilà della libertà che viene dalla non appartenenza a gruppi, università o associazioni, c’è la libertà che viene dal non desiderare il denaro. Anche in questo talvolta matematica, poesia e si mistica si confondono: i grandi mistici hanno sempre fondato monasteri e ordini alla cui base stava la povertà assoluta. E quanto hanno dovuto lottare! Chiunque capisce che chi rinuncia alle cose di questo mondo ha una forza incontrollabile: non è ricattabile da nessuno, è svincolato, è davvero vicinissimo alla libertà che è la cosa più temuta da qualsiasi forma di potere.

Pare che a Leningrado circolino magliette con l’immagine del matematico e la scritta “Non tutto si può comprare”. Non so se sia notizia vera e non so cosa ne pensi il Perelman, credo che non gli importi affatto essere su una maglietta, anzi; però forse un poco può approvare la scritta.

Vorrei se ne parlasse di più tra i giovani, in primo luogo per proporre un esempio diverso da quello conformista e consumatore; in secondo luogo anche per valorizzare quella attività sublime del pensiero umano che è la matematica, cioè la tecnica dell’apprendimento, l’arte della conoscenza per eccellenza e che gli studenti italiani troppo spesso non apprezzano.

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