“Sono un palestinese la cui famiglia è vissuta per generazioni nel villaggio di Al-Maghar. Sessant’anni fa, durante la Nakbah (catastrofe), i miei nonni furono espulsi con tutta la loro famiglia da Al-Maghar, sradicati e mandati tra le capanne e le stradine di un campo profughi distante 100 miglia. A tutt’oggi assaporano l’amarezza di quella perdita e restano a guardare inermi mentre le fiamme di quella tragedia bruciano ancora.”

Questo è l’inizio di un articolo, scritto da Mohamed Altawil, che Francesca Matteoni segnala alla nostra attenzione con queste parole:
“Al link  http://www.nazioneindiana.com/2009/04/25/non-ce-modo-dessere-bambini/
trovate un articolo tradotto dall’inglese (un grazie di cuore come sempre a Marco Simonelli per l’aiuto), di  Mohamed Altawil, un ricercatore palestinese che vive attualmente a Londra, dove studia le conseguenze psicologiche ed i traumi della guerra sui bambini. E’ stato lui stesso un bambino di Gaza. Ho conosciuto Mohamed 4 anni fa, ad alcuni corsi generali per dottorandi della nostra università. Una conoscenza non approfondita: qualche parola scambiata alla fine dei seminari, davanti ad un tè. Per come lo ricordo, una persona solare, sorridente, all’apparenza “serena”. Per questo quando ho letto il suo articolo tutto mi è sembrato molto più vero e tangibile e ho sentito il bisogno di tradurlo, sperando che anche questo serva”.

Accogliamo il suo invito a diffonderlo, condividendo la sua speranza.

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