Il seme della violenza di Evans Hunter, in realtà l’autore si chiamava Salvatore Lombino, venne pubblicato per la prima volta nel 1954, il suo successo è legato anche all’uscita, l’anno successivo, del film diretto da Richard Brooks e interpretato da Glenn Ford e Sidney Poitier.
Quest’anno viene riproposto, in versione integrale e con una nuova traduzione, dalla casa editrice Elliot. Forse l’argomento, la violenza che serpeggia ed esplode in un istituto professionale, è stata la ragione che ha spinto a ripubblicarlo.
Vi propongo due brani, due incontri del professor Dadier: il primo con un collega che gli spiega dove è capitato; il secondo con la classe 55-206.

E. Hunter, Il seme della violenza, trad. di S. Piccinato Roma, Editori Riuniti, 1998, pp.65 – 67 e pp. 71 – 74

– Le dirò qualcosa, Dadier. Questa scuola è il mondezzaio di tutto il complesso scolastico americano. Tutte le scuole professionali della città sono un mondezzaio. Le metta tutte insieme, e avrà uno straripante secchio di mondezza. E sa qual è il nostro lavoro? Il nostro lavoro consiste nello stare seduti sul coperchio di questo secchio di mondezza e badare che la sporcizia non ne esca e si riversi sulle strade. Ecco il nostro compito.
– Lei scherza, – disse Rick con gentilezza, incredulo.
– Io scherzo? – Solly scrollò le spalle. – Lei è nuovo qua dentro, perciò non lo sa. Glielo dico io: è un mondezzaio, e lei stesso lo scoprirà appena sentirà la prima zaffata di fetore. Tutti i rifiuti, tutta la merda che uno non trova in una normale scuola superiore, tutto lo schifo finisce nel mondezzaio delle scuole professionali superiori. Ecco perché sono state inventate. Sicuro, i libri le diranno che la scuola professionale superiore permette a quegli studenti che vogliono fare un lavoro manuale di esercitarsi e di avere un tirocinio. Ma anche questa è tutta merda. Mi creda: solo una cosa questi ragazzini hanno voglia di fare con le mani. Così un tipo geniale ha pensato di sistemarli in un posto che li allontani dalla strada. Ha inventato la scuola professionale superiore. Ha ingaggiato un branco di persone col sedere pesante, e qualcuno con la laurea, perché sedessero sul coperchio del secchio. In questo modo, la moglie e la figlia di quel tipo geniale possono girare per la strada senza essere violentate.
[…]
– Non credo che sia proprio così, – disse lentamente Rick. – ci saranno di sicuro anche qui degli studenti che hanno davvero voglia di imparare un mestiere.
– Me ne trovi uno! – disse Solly. – Senta, insegno qui da dodici anni, e soltanto una volta ho scovato un pezzo di un certo valore nel secchio della mondezza. La gente, se ha la testa a posto, non butta un brillante nella spazzatura.Nel secchio della mondezza si gettano i rifiuti, e solo rifiuti lei ci troverà.
– Forse questi ragazzi hanno bisogno che gli si dia la possibilità di manifestarsi, – disse Rick in tono mansueto. – Che diavolo, non possono essere tutti cattivi!
– E va bene, – disse Solly, – gli dia pure una possibilità. Ma qualunque cosa lei faccia, non gli volti le spalle.
– Gli ho voltato le spalle stamattina, – disse Rick con una punta d’orgoglio.
– E non l’hanno presa a pugnalate? – disse Solly scuotendo le spalle. – Il primo giorno di scuola. Probabilmente avevano dimenticato casa gli strumenti.
[…]
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La prima cosa che notò quando entrò in classe fu questa: si trovava di fronte a una scolaresca ridotta: poco più di venti ragazzi. ne fu contento perché è più semplice far lezione a un piccolo gruppo di scolari. Non sapeva, naturalmente, che i ragazzi della 55-206 erano trentacinque e che la maggior parte di essi aveva già cominciato a marinare la scuola da quel primo giorno di lezioni.
La seconda cosa che vide fu il negro ben piantato con la camiciola bianca e i calzoni di cotone, scovato nei gabinetti.
Il ragazzo lo notò nello stesso istante, e sulla sua bella faccia si dipinse il suo solito sorriso sornione.
– Oh, – disse, – salve, capo.
– Gregory Miller, – disse  Rick.
– Si è ricordato il mio nome, vero, capo?
– Siedi, Miller, – disse Rick, – e sappi per tua norma che mi chiamo signor Dadier. faresti meglio a ricordartelo.
– Miller prese posto e Rick guardò gli altri studenti in piedi a gruppetti in mezzo all’aula, che parlavano e ridevano.
– Dunque, – disse, – adesso sedetevi. E fate presto.
I ragazzi lo guardarono, ma non fecero il minimo movimento verso i banchi.
– Siete sordi? Facciamola finita!
– Perché? – domandò uno dei ragazzi.
– Come? – disse Rick sorpreso.
– Ho detto “perché”.
– Ho capito insolente! Mettiti a sedere, se non vuoi trovarti seduto nell’ufficio del preside.
– Sono pietrificato, – disse il ragazzo un tipo alto con capelli biondi e pesanti, appiccicati sulla fronte. La sua faccia era un campo di pedicelli e, quando sorrideva, le labbra si contraevano di traverso in un sorriso che era allo stesso tempo di bambino innocente e di uomo torvo. Continuò a sorridere mentre avanzava al centro dell’aula e si sedeva accanto a Miller. Gli altri ragazzi, considerando il suo gesto come segnale d’attacco, s’infilarono nei banchi e rivolsero lo sguardo verso Rick.
– Potete tenere i posti che avete adesso, – disse Rick, e cercò nella borsa le schede “Delaney” le distribuì come aveva fatto nell’altra classe, e disse: – Sono sicuro che sapete come  dovete riempire queste schede.
[…]
Rick guardò i ragazzi che riempivano le schede. C’erano alcuni negri nella classe, gli altri erano bianchi, compresi due o tre portoricani: Sembravano tutti sui sedici-diciassette anni e la maggior parte indossava una camiciola con calzoni di cotone, che Rick considerò la divisa ufficiosa della scuola.
– Come sapete, – disse, – questa è la classe 55-206, e siete qui per imparare l’inglese. So che molti di voi si domanderanno perché mai dovreste imparare l’inglese. Potrà forse l’inglese servirvi a trovare un lavoro da meccanico o da elettricista? Sì, l’inglese vi sarà utile. Poi, anche se prima magari non la pensavate così, sono sicuro che questa ora vi piacerà, e sarete sorpresi, prima che finisca l’anno scolastico, di scoprire che l’inglese è una delle vostre materie preferite.
– Io sì che sarò sorpreso, – disse Miller.
– Non voglio che nella mia classe si parli senza chiedere il permesso, – disse Rick con severità: – se avete qualcosa da dire alzate la mano. Chiaro? A proposito, mi chiamo signor Dadier.
– L’abbiamo già sentito Daddy-oh, – disse un ragazzo in fondo all’aula.
– La pronuncia è un elemento importante della lingua inglese, – continuò Rick con freddezza. – Mi dispiacerebbe bocciare un ragazzo perché non è capace d’imparare a pronunciare il mio nome. Mi chiamo Dadier. Imparate, e imparatelo subito. State  sicuri: non mi si spezzerà il cuore a bocciarvi tutti quanti!
Un piccolo negro con un berretto con le falde tutte rialzate si alzo in piedi bruscamente. Mise le mani sui fianchi, e con una smorfia di scherno gli arricciò la bocca: – Ha mai provato a battersi con trentacinque ragazzi in una volta, professo’? – domandò.
Rick sentì la domanda, e fu subito mosso da un impulso che gli diceva: “ Ci siamo, Dadier; ci siamo, amico mio”. …

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