È iniziato il nuovo anno scolastico; letti tre articoli tutti incentrati sull’ansia che può assalire bambini ed adolescenti in questa situazione. Probabilmente si ritiene che questo sia l’argomento che può interessare i lettori o che nient’altro di significativo vi sia da trattare, dato che, in ogni modo, è consuetudine scrivere un pezzo sull’evento.
L’impressione, dopo averli letti, è che l’ansia manifestata, nell’affrontare i primi giorni di scuola, sia da considerarsi sintomo di possibili patologie psichiche. Gli adulti, genitori ed insegnanti, vengono edotti sugli interventi da adottare, che appaiono vere e proprie azioni di prevenzione o di cura.
Sembra quasi che l’ansia non sia di per sé uno stato emotivo normale. Anzi si dovrebbe dire funzionale: un segnale di allarme di fronte ad una situazione non nota ed imprevedibile. Produce disagio, senza dubbio, ma può predisporci, anche, ad individuare comportamenti idonei da adottare.
Forse sarebbe più corretto suggerire a genitori ed insegnanti di preoccuparsi se riscontrano, in un bambino o in un adolescente, la totale indifferenza nell’affrontare il primo giorno di scuola.
Per fortuna, nessun giornalista si è avventurato a trattare dell’ansia degli insegnanti, perché anche loro provano questa emozione, soprattutto se debbono confrontarsi con una classe nuova di cui, ovviamente, non sanno niente. È piacevole, in questo caso, essere trascurati e non ricevere consigli opportuni e ponderati.

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