Insegnare al principe di Danimarca
Carla Melazzini insieme a Cesare Moreno ha condotto per 11 anni a Napoli il progetto “Chance”, una scuola a partecipazione volontaria impegnata a svolgere il programma previsto per la licenza di terza media per giovani che la scuola l’hanno abbandonata.




“Un insegnante di media cultura e umanità è presumibilmente disponibile a commuoversi sul dramma del giovane principe di Danimarca, e a riconoscre le ragioni dei suoi att, anche i più estremi. Ma quanti insegnanti sarebbero disposti a riconoscere la stessa legittimità di sentimenti di un adolescente di periferia che vive il tradimento della propria madre con l’intensità e la consequenzialità del principe Amleto? Si racconta qui l’apprendistato di  un gruppo di insegnanti di media cultura ed umanità per  conoscere le periferie della città e le periferie dell’animo degli adolescenti, cercando di stabilire con loro un dialogo educativo e di vita” (pag. 11)


(Dalla quarta di copertina)

Era dal tempo della Lettera a una professoressa che non leggevamo pagine così emozionanti. Come allora, si parla di ragazzi che frequentano una scuola speciale, e di chi se ne prende cura. Non siamo nell’esilio di una canonica del Mugello, qui, ma in quartieri popolari e popolosi di Napoli dov’è in vigore il Sistema; alle cronache piace chiamarli «il triangolo della morte».L’autrice, Carla Melazzini, è, nella scrittura come nella vita, del tutto aliena dalla retorica e dall’indulgenza facile. Così, commozione, intelligenza e poesia stanno in questo libro con la asciutta naturalezza con cui può sbucare un fiore meraviglioso dalla crepa di un muro in rovina. Senza compiacersi dell’idea che la rovina sia necessaria ai fiori, e ne venga riscattata.Ne troverete di fiori in queste pagine, e di ragazzini fiorai, e anche di rovine. Uno lo anticipiamo qui, è un tulipano finto, così come l’ha raccontato – salvo qualche errore di scrittura – una bambina che era stata bocciata in seconda elementare: «C’era una volta un fiore che non voleva essere un fiore, allora la fata dei fiori disse: “Se tu vuoi diventare un essere umano io ti accontenterò ma se non ti piace, ti dovrai rassegnare perché non potrai più essere un fiore”. Il fiore accettò e la fata lo toccò con la bacchetta e lo trasformò in un essere umano. Il fiore si rese conto che la vita era difficile. La fata allora lo fece diventare un tulipano finto, per non farlo morire, poi scomparì per sempre». Carla ha chiesto a un compagno di classe: «Secondo te che cosa ha voluto dire Concetta con il suo racconto?». «Che il fiore non voleva morire e così la fata lo ha fatto diventare immortale». «Però l’ha trasformato in un tulipano finto! È meglio essere una persona umana e morire o essere un fiore finto e non morire mai?». «È meglio morire».

Carla Melazzini è nata in Valtellina nel 1944, ha studiato a Pisa alla fine degli anni ’60, ha vissuto a Napoli. È morta il 14 dicembre 2009.

LEGGI LA RECENSIONE SUL FOGLIO.IT

Shakespeare a Ponticelli -Il bellissimo libro di Carla Melazzini sui maestri di strada a Napoli

Carla Melazzini, Insegnare al principe di Danimarca, Palermo, Sellerio, 2011

Leggi la recensione di Maria Pia Veladiano su Repubblica.it UNA SCUOLA DA RAGAZZI

 

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