Un’insegnante ci ha scritto le motivazioni che non le hanno mai fatto usare il colore rosso per segnare gli errori dei suoi studenti.
Pubblichiamo la sua lettera ed anche  una risposta/chiarimento di a.j. della redazione, che in un commento
(L’autorità perduta , gennaio 2009 – Sirene –http://www.iger.org/lautoritaperduta-k-746-4.html) alla notizia che in Gran Bretagna era stata emanata  una direttiva contro l’uso della penna rossa si era espressa in maniera non certo tenera.

Ho letto che la notizia di non usare la matita rossa ho provocato ironiche reazioni in molti insegnanti e non…

NON l’ho mai usata ( insegno da 40 anni e “il mestiere”mi piace sempre molto anche se le difficoltà sono mutate).

Ricordo i miei tempi: il compito di latino e di greco ti veniva restituito come un “camposanto”: ma tu ci avevi lavorato per ore, con buona volontà, qualche suggerimento, molte attenzioni, dubbi e speranze! Davanti ti si restituiva uno  sfacelo colorato.., ti rimanevano più impressi i segnacci fatti spesso con “rabbia” da un insegnante arrabbiato con te, piuttosto della traduzione esatta. Perchè non correggere a matita o con una penna nera, segnalando il tipo di errore ( verbo, lessico, sintassi) magari con un asterisco ripreso a piè di pagina con la traduzione giusta?

Non dimentichiamo MAI che l’alunno medio valuta se stesso secondo il voto che gli appioppi!. Hai un bel spiegare che il 4 riguarda quel compito e non lui, quello che di lui giudichi, ecc. La frustrazione di un voto negativo o sotto le  aspettative è sempre negativa per lo studio, il rapporto umano, la fiducia docente-discente.

Italiano, il vecchio tema: li era ancora peggio! qualcuno “osava”, in colore “offensivo”, toccare, segnare, rifare il tuo pensiero! Il più brutto degli elaborati è frutto di un sentimento-pensiero che spesso l’alunno fa fatica ad esternare, a razionalizzare. Spesso l’alunno si fida di te e ti racconta cose che magari in casa non direbbe, ti relaziona in maniera semplice quello che ha pensato sul tale scrittore, si sforza di essere sincero, qualche volta “lecchino”, altre spavaldo e magari irritante e tu docente, che con lui devi instaurare un rapporto di autorità fiduciosa, ti permetti di segnare, correggere, cancellare un suo faticoso lavoro di ore con i tuoi segni colorati?
NO.
Bastano dei segni leggeri a matita, dei “suggerimenti”, delle ipotesi proposte con garbo al massimo con una biro dello stesso colore dello scritto originale..
P.S. a scuola ero brava….

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a.j.

Mi rendo conto che il mio commento sulla direttiva, diffusasi in Inghilterra, contro l’uso della penna rossa, per segnare gli errori nei compiti degli studenti, è stata  frutto di una reazione, così, “a fior di pelle”.
Come tale, probabilmente superficiale e, senza dubbio, non argomentata.
Tuttavia, continuo ad essere convinta che, almeno nella forma in cui la notizia è stata riferita, si tratti di un provvedimento ruffiano. Sì è questa la parola che descrive quello che continuo a pensare: un contrabbandare un vivo interesse per gli studenti senza modificare la situazione di fatto.
La sostituzione del colore rosso con altri meno urticanti è qualcosa di marginale, buona solo per acquistare benevolenza.
Il problema vero non sono i segni colorati e neppure i voti negativi, ma quello che l’insegnante mette in atto nei confronti dello studente che non è riuscito a superare una o più prove in maniera positiva. E, ancora di più, il tipo di relazione che si è instaurata fra di loro.
Forse, possiamo lasciare un libero uso dei colori, personalmente non ho mai fatto molto caso al colore della penna che utilizzavo per le correzioni, ma dobbiamo, invece, impegnarci di fronte agli errori degli studenti per fornire agli stessi chiarimenti, indicazioni sul lavoro da svolgere per superarli.
Dobbiamo dimostrare che non siamo giudici che deliberano sanzioni di colpevolezza per negligenza o incapacità del reo che ci sta di fronte, ma adulti che stanno al loro fianco perché si sono assunti la responsabilità di educarli.
Educare: ho usato questo termine con una certa esitazione e un qualche ritegno. Mi mette a disagio, perché è come se fosse corroso, quasi privo di risonanze condivisibili.
Resta, però, la parola più giusta per definire il compito degli insegnanti e la loro responsabilità, che comporta, anche, la valutazione degli studenti, per dare loro consapevolezza del cammino percorso e da percorrere.

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