Guido Gozzano: ma sì, il grande dissacratore antidannunziano; il poeta crepuscolare che rese immortali gli occhi color di stoviglia della signorina Felicita; il profeta del mondo piccolo borghese fitto di oggetti inutili e brutti; il cantore della separazione tra poesia e vita e del dissidio tra uomo e cosmo… Ecco che il poeta rievoca una mattina di scuola; e nei suoi versi taglienti e dolciastri, la lezione di italiano sulla Divina Commedia diventa cantilenante e noiosa e soporifera per colpa di un pedagogo fiacco… Meglio guardare fuori, nella campagna assolata: la vera scuola è lì, in quell’azzurro, in quei voli, in quei suoni in cui la voce di Dante si incarna davvero.

Guido Gozzano, Poesie (a cura di Giorgio Bàrberi Squarotti), Milano, Rizzoli, 1997 Dante (1910)

Un giorno, al chiuso, il pedagogo fiacco
m’impose la sciattezza del comento
alternato alla presa di tabacco. Mi rammento la classe, mi rammento
la scolaresca muta che si tedia
al comentare lento sonnolento, rivedo sobbalzare sulla sedia
il buon maestro, per uno scolare
che s’addormenta su di te, Comedia! Attento!Attento! – Ah! più dolce sognare
con la gota premuta al frontispizio
e l’occhio intento alle finestre chiare! Ad ora ad ora un alito propizio
alitava un effluvio di ginestre
sul comento retorico e fittizio. La Primavera, l’esule campestre,
conturbava la gran pace scolastica
pel vano azzurro delle due finestre. Io fissavo gli attrezzi di ginnastica
gli olmi gemmati, l’infinito azzurro
In non so che perplessità fantastica; e tendevo l’orecchio ad un sussurro,
ad un garrito di sperdute gaie,
in alto in alto in alto, nell’azzurro. Guizzavano, da presso, l’operaie
affaccendate in paglia in creta in piume,
riattando le case alle grondaie… Con gli occhi abbarbagliati da quel lume
primaverile, mi chinavo stracco,
ripremevo la gota sul volume. E riudivo il pedagogo fiacco
Alternare alla chiosa d’ogni verso
La consueta presa di tabacco… Ah! Non al chiuso, ma nel cielo terso,
nel fiato novo dell’antica madre,
nella profondità dell’universo, nell’Infinito mi parlavi, o Padre!

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