Ferrara, Palazzo dei Diamantisorolla manifesto
Dal 17 marzo al 17 giugno 2012

La mostra a Palazzo dei Diamanti presenta per la prima volta nel nostro paese l’opera di Joaquín Sorolla (1863–1923), straordinario interprete della pittura spagnola moderna.  Approfondiamo così un altro tassello di questo periodo culturale europeo , tra la fine Ottocento e l’inizio del Novecento,  di cui abbiamo anticipato altre interpretazioni artistiche in recensioni precedenti: i macchiaoli, la Belle Epoque, Sargent e Boldini, la figura nell’Ottocento italiano, l’impressionismo, Severini, Cezanne, il Simbolismo ecc….

Sorolla è una delle personalità più affascinanti del panorama artistico valenciano.
Ferrara Arte rende omaggio al maestro con una mostra organizzata in collaborazione con il Museo de Bellas Artes dell’Alhambra di Granada e il Museo Sorolla di Madrid, che la ospiteranno dopo l’esordio italiano.
Viene offerta a tutti la possibilità di immergersi nelle opere nate dalla fascinazione del tema del giardino e dall’incontro con l’Andalusia. Nella sua piena maturità artistica, Sorolla elabora una produzione originale, caratterizzata dalla poetica del silenzio e dell’intimità , resa con un linguaggio raffinato, che suggerisce approcci che vadano oltre lo sguardo, in assonanza con la sensibilità simbolista, il tutto grazie ad un processo di introspezione, di ricerca dell’essenziale con tratti compositivi che lo avvicinano all’audacia pittorica di Velázquez .

La mostra mette a fuoco, in modo del tutto inedito, questo processo, dai ritratti all’aria aperta, alla scoperta dei patii dell’Andalusia, fino alla creazione del giardino della sua casa.


Le prime sale

I dipinti del 1906-07, con cui si apre la mostra, celebrano le straordinarie doti di ritrattista di Sorolla, capace di tratti inconfondibili che catturano una visione immediata della figura, per poi esaltarla con raffinati effetti luminosi. Grazie alle infinite possibilità offerte dal ritratto in giardino, creati en plein air, o meglio, “in pieno sole”, con una perfetta fusione della figura nel paesaggio, grazie all’assimilazione dell’impressionismo e annunci di un ulteriore modernità .

Tra di essi María vestita da contadina valenciana , del 1906, una visione sfolgorante che testimonia la straordinaria capacità di rendere l’immagine con effetti di luce riflessa. Una pioggia di pennellate iridescenti avvolge la silhouette della figlia sedicenne del pittore e poi si espande sul giardino fiorito che la circonda, un mosaico cromatico che esprime la pura gioia del colore ed il dialogare con le ombre.

L’anno successivo Sorolla soggiorna a La Granja de San Ildefonso, ( dove era stato chiamato per ritrarre il sovrano), in tale occasione, realizza anche una suggestiva serie di ritratti della propria famiglia nei giardini del Palazzo Reale, tra i quali  María nei giardini del Palazzo Reale de La Granja . La rigogliosa vegetazione e la presenza vitale dell’acqua assumono un ulteriore gioco di riflessi e di corrispondenze tra il soggetto e il paesaggio. In Saltando la corda , riesce a rendere la gioiosa vivacità delle figlie, che corrono, saltano,  giocano.

2. Terra

Sorolla nel 1900 aveva  scoperto anche la parte più sconosciuta dell’ Andalusia, ma aveva scoperto anche la pittura italiana, ed a mio avviso sboccia la sua interpretazione della macchia proprio nel figurare  paesaggi grandioso, la luce e la poesia delle architetture  della natura o di quelle costruite dagli uomini . Coglie diversi  spunti dalla pittura nordica , francese, mediterranea. Per  rendere il peso dei toni cupi della terra usa energiche pennellate: Sierra Nevada in autunno , Sierra Nevada in inverno Sorolla Sierra nevada in inverno 1910e Sierra Nevada, Granada – ma la terra bruna si rivolge alla ricerca della luce, ai cieli autunnali, al riverbero delle nevi, le composizioni severe vengono esaltate da sottili effetti luminosi in diversi tempi delle stagioni e ore del giorno .

 

 

Colori visionari, per il bozzetto Sierra Nevada, nuvola gialla che accenna ad un tramonto speciale , sulle cime innevate tracce di colore insolito, per rendere al meglio lo stupore che lo spettacolo della natura gli suscita. Stimolo ad una continua ricerca pittorica.

Nei soggiorni andalusi dal 1908 al 1918, nascono anche le imponenti vedute dell’Alhambra, ne la Torre de las Infantas, Alhambra, la mole viene enfatizzata da un dinamico taglio diagonale, che consente il rimando ai profili montuosi alle spalle.

3. Tipi andalusi

Nel 1911 Sorolla  aveva ricevuto un importante incarico dalla Hispanic Society of America di New York per un progetto decorativo dal titolo Le province spagnole, oggi conosciuto come  la colossale Visione della Spagna. murales di molti metri quadri di altezza e lunghezza, grandioso affresco dei vari aspetti della vita del tempo nell’Andalusia.

Quest’impresa aveva richiesto diversi viaggi, alla scoperta degli usi e costumi iberici, L’immagine che Sorolla restituisce di questa regione è volta a superare gli stereotipi della pittura di genere, particolare evidente nella maestosa tela Processione della Vergine della Valle del 1914, dipinta in preparazione del pannello I penitenti, (dedicato ad una delle più sentite celebrazioni tradizionali sivigliane, la processione della Settimana Santa) L’artista concentra la sua e la nostra attenzione sul manto ricamato della statua della Vergine, vista di spalle impreziosito da un decorativismo quasi klimtiano, in dialogo con il baldacchino e i vasi incensieri.. Nella parete accanto Joaquina la gitana (1914).

Un’ atmosfera intrigante, una cromia calda con’effetti teatrali, grazie alla luce  dal basso, ed un bimbo teneramente abbracciato,tanto  che l’ombra sull’abito scuro lo fa disperdere e compenetrare nel grembo della donna; di fianco una Ragazza andalusa si affaccia da una porta a riquadri, consente all’osservatore di immaginare ed intravedere, profonde occhiaie segnano il volto della ragazza, sulle ciocche di capelli scompigliati, scivola una rosa, delle stesse tonalità del sorriso che si spegne sulle labbra , disegno  sospeso e malinconico.

4. Acqua

In Andalusia Sorolla rivive  soprattutto vecchie e nuove voci dell’acqua, le sue modulazioni, la sua armoniosa magia nell’architettura dei patii e dei giardini islamici. «Si può chiamare festa dell’acqua – scrive a sua moglie Clotilde – il vederla scorrere a profusione in piccoli canali, in vasche e zampilli; è una musica armoniosa. Anche questa architettura è musica (come ben sai), e per me è stato un momento delizioso; ho pensato molto a te.»

In sintonia con la poesia simbolista spagnola (– da Antonio Machado a Juan Ramón Jiménez ) l’artista è incantato dalle superficie delle fontane, dei laghetti, increspate dal vento o prodotte da zampilli artificiali. Specchio della natura come dell’anima, l’acqua presente in queste tele offre uno squarcio sulla nuova poetica che Sorolla va maturando, dopo il suo incontro con il giardino islamico, niente è definitivo, tutto muta, si trasforma, scorre.

Con un audace taglio fotografico, Riflessi in una fontana (1908) inquadra la vasca del Mercurio nella quale si specchia l’inconfondibile facciata dell’Alcázar di Siviglia, ordine invertito,ad indicare come l’apparenza mutevole di un riflesso possa prevalere sulla visione della realtà per esprimere  valenze emotive più intense. La sequenza ritmata degli archi del Patio de Comares 1917 , inondati di sole,  poi riflessi nell’acqua, per vibrare più intensi, con tonalità cromatiche tenui,, infonde un senso di eternità e di fragilità. Segue, un prezioso dettaglio del bacino dell’Alcázar: Sorolla il bacino dell'Alcazaroltre pareti bianche di un arco che si bacia nell’acqua, spunta  un giardino rigoglioso.  Ancora  un piccolo tratto di muro bianco, su cui si staglia un albero fiorito per il bacino dell’Alcázar di Siviglia,e una serie di semplici vasi di fiori, che pure si riflettono nell’acqua in una vasca dalle linne spoglie ed essenziali , microcosmo di commovente bellezza che rimanda ad un capolavoro di Cezanne, con tonalità malinconiche.

5. Patii

I ripetuti soggiorni a Siviglia e Granada permettono a Sorolla di penetrare sempre più l’essenza dell’Andalusia la cui segreta magia risiede, come egli stesso dichiara, «nel piccolo, come avviene per quasi tutto ciò che è orientale». Il patio islamico, volto a circoscrivere e proteggere l’ intimità , diventa il tema più autentico dei suoi dipinti: l’artista esalta la suggestione di quegli spazi consacrati alla concentrazione e le loro architetture’essenziali divengono straordinariamente evocative. I tratti che li delineano a volte evaporano come la nebbia che li circonda , altre volte celebrano decisi contrasti di muri bianchi su interni fioriti, sono immagini corrose dal tempo alternate a proiezioni di eternità.

Dipinto emblematico, Patio de la Justicia, Alhambra risalente al 1909, le architetture sono volumi luminosi, resi con elementi circolari in studiata successione– la fontana in primo piano è muta, una sequenza concentrica di arcate arabe  conduce lo sguardo dell’osservatore verso il cuore della composizione, un vano inondato dalla luce.  Ma il pavimento è corroso dal tempo, il muro sbrecciato,le tonalità sono pacate come in un acquarello da intensa suggestione immaginativa. Nel Patio dell’Alhambra,Sorolla_Patio de Comares Alhambra 1917Sorolla ritorna, a otto anni di distanza, sullo stesso schema compositivo,  Il palazzo è stato ristrutturato, tanto luminoso da sembrare irreale. Grazie ad un particolare effetto di colori  e di contrasti luminosi i profili degli edifici si  dissolvono perdono peso , come fossero solo un’immagine interiore. Lo stesso accade nel coevo Giardino di Daraxa, Alhambra, dove la trasparenza delle stesure di colore lascia intravedere la trama della tela. Il giardino è lineare ,le siepi sono ordinate, il torrione rosato ha cipressi ai lati, la bifora al centro, il voltone in basso è coperto da una fontana appena abbozzata: il tutto è coperto da un silenzio inappuntabile.

6. Giardini

Nella quiete dei giardini dell’Alcázar, l’artista trova ristoro dalle fatiche della vita sociale, e li dipinge in  completa libertà, come luoghi di delizia,  anche per i nostri occhi.  Una sequenza di “istantanee”  dove le architetture vegetali dialogano con l’acqua, la ceramica, il marmo, dando forma ad una polifonia di colori, suoni e profumi per celebrare un’ oasi di pace, non turbata da presenze  estranee, rifugio della fantasia e della meditazione, in assonanza con la sensibilità simbolista dei circoli artistici del tempo.

Angoli appartati ove riecheggiano scintillanti riflessi luminosi, come ne La Galleria delle grottesche, Alcázar di Siviglia (1910)Sorolla La galleria delle grottesche 1910ove Corolla evita di penetrare il buio degli scantinati, per celebrare scale, rampicanti, archi pieni di luce, fontane in ombra. Viali fioriti si accendono di sfavillii di colori, nel Giardino dell’Alcázar di Siviglia (1918 ); tutte le sfumature dei verdi nelle inquadrature del Generalife svolgono impaginazioni monumentali, anche angoscianti, che si alternano alle siepi scultoree dei giardini,  alle visioni limpide de I giardini dell’Alcázar di Siviglia in inverno (1908 ) Nel quadro, la trama multicolore della vegetazione, propria delle tonalità autunnali, lascia intravedere sullo sfondo l’affascinante complesso architettonico della residenza araba. Naturale o raffinato Fichi del Generalife, Granada (1910), alberi brulli stanno lanciano verso l’alto i rami secchi, per riprendersi la vitalità primaverile o sono spenti da brezze invernali? Al confine tra la terra e il cielo, tra ciò che non è più e ciò che sarà.

7. Il giardino di casa Sorolla

L’esperienza andalusa penetrò così profondamente nell’immaginario di Sorolla da innescare un processo di trasformazione stilistica che culmina nella progettazione  del suo giardino e  nelle opere ad esso ispirate. Il Giardino della sua casa di Madrid riflette le sue ultime energie, nasce sul modello dei patii e dei giardini di Siviglia e di Granada, e lo elegge a soggetto privilegiato per un nuova personale interpretazione pittorica, (in significativa analogia con il percorso di Monet, di Cezanne, di Segantini).

La mostra  testimonia – attraverso una selezione di progetti, fotografie e dipinti – la nascita di questa creazione e la centralità che assume nelle ultime opere di Sorolla.

Fontane, azulejos, piante da frutto e ornamentali, che l’artista cercò con passione, fanno da sfondo ai ritratti della moglie Clotilde, signora in età matura, ora evanescente in bianco fra iris bianchi e blu,  ora in abito scuro d’epoca, al centro di un ricevimento per il tè, con conoscenti.’come austera lirica del presente. In altre occasioni il giardino è abitato unicamente da statue e da colonne spezzate, reso con una stesura pittorica diafana, giocata su una gamma di verdi e violetti, di rossi che sfumano al rosa tenue, gialli intensi e dorati, azzurri carichi, il tutto conferisce atmosfere da sogno nei diversi Particolare del giardino di Casa Sorolla (1918) e Violacciocche del giardino di casa Sorolla (1918). Inondati da una vegetazione densa e conturbante, alcuni angoli de Il giardino di casa Sorolla sono protetti da inferriate, ad evocare atmosfere da ultime dimore (1917 ) , accanto la celebrazione a tutto sole,  delle Rose bianche del giardino di casa Sorolla in vaso(1920 ), che rimandano allo splendido Rosaio di Siviglia. Originali gli Oleandri del patio di casa Sorolla oleandri nel patio di casa sorolladensi di colori vivaci, poi scorci del piccolo portico, in cotto, simbolo posto tra il dentro e il fuori. Tutti diventano autentici capolavori per chiudersi col Giardino di casa Sorolla del 1920, scendono brividi di luce dall’alto tra foglie chiare, accennano alla poltrona vuota in primo piano, protetta da un’ombra leggera, invito all’ osservatore a calarsi in questo paradiso segreto e a lasciarsi trasportare dalla poesia che suggerisce e anticipa atmosfere di giardini altri… come l’oriente da sempre  ha celebrato.sorolla poltrona

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Palazzo dei Diamanti Corso Ercole I d’Este, 21 44121 Ferrara

tel. 0532 244949 fax 0532 203064 e-mail diamanti@comune.fe.it

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