Nanetti

La Fondazione Gramsci Emilia-Romagna, in occasione del 25 aprile, pubblica sul proprio sito alcuni stralci tratti dalle lettere di Nino Nanetti alla famiglia.I testi riportati sono tratti dalle lettere originali contenute nel fondo Luigi Arbizzani conservato e consultabile presso la Fondazione Istituto Gramsci Emilia-Romagna.

 

Dalle Carceri giudiziarie di Bologna

12/07/1927


Io come vi ho detto in altre sto bene e me la passo assai bene perché ho campo di studiare e questo non è poco, essendo l’unico mio scopo quello di farmi una coltura perché lo studio e il sapere è fra le prime soddisfazioni morali che l’uomo può avere, tutto il resto non è che illusione.

Lettera 12 luglio 1927


Da Tolosa

20 febbraio 1934:


Carissimi,

Vi ringrazio dei soldi che mi avete mandato. L’affare al quale erano destinati è andato bene come del resto non dubitavo, quindi da questa parte nulla più a temere.

Il timore per le lotte che il proletariato francese à scatenato contro le prime bande fasciste che cercavano di uscire sono state magnifiche, lo sciopero ove mi trovo è stato del 100%.

Questa prova di combattività è il migliore sintomo per le battaglie future, che non tarderanno.

Il nostro dovere ora è di mettersi alla testa delle masse e guidarle alle battaglie che non tarderanno ad iniziare.

La situazione è delle più gravi per il regime borghese, l’ora della battaglia proletaria stà per iniziare.

La situazione matura a grandi passi, la crisi generale de il sistema capitalista ha posto la situazione in una nuova era di guerra e di rivoluzione.

La situazione del centro Europa con gli avvenimenti austriaci pone il problema della guerra in forma acuta.

Da una parte la politica italiana per unire l’Austria all’Ungheria, dall’altra la politica tedesca per annettersi l’Austria, qui lotta tra l’imperialismo italiano che non vuole alle frontiere la Germania e l’imperialismo tedesco che a tutti i costi vuoie annettersi l’Austria.

Da un’altra parte la Francia, l’Inghilterra e la piccola intesa che vogliono a tutto i costi “l’indipendenza” dell’Austria.

Nel lontano oriente la guerra già esistente tà per precipitare il mondo in un nuovo 1914.

Come vedete la situazione richiede una lotta accentuata da parte dei comunisti per poter fare fronte alla guerra e al fascismo, in una parola prepararsi [        ] rivoluzionaria della crisi capitalistica.

O subire la dittatura fascista o imporre la dittatura del proletariato.

Carissimi, abbiate fiducia e siate contenti.

Saluti a tutti da Jaska

Nino

Lettera 20 febbraio 1934


23 marzo 1934


Carissimi,

mi scuserete se ritardo un po’ di tempo a rispondere, alla vostra ultima. In questi giorni sono stato carico di lavoro il nuovo posto di direzione affidatomi dal partito, e per la preparazione della conferenza che avrà luogo domenica; se tenete conto che la debbo fare in francese capirete che la preparazione è ancora più lunga.

[…]

Il mio lavoro in officina consiste nel montaggio e riparazione motori d’aviazione, come vedete sono divenuto specialista in un lavoro che non avevo mai fatto.

La mia vita è sempre la medesima, però ora il lavoro che anni abbiamo fatto incomincia a concretizzarsi. Le masse incominciano già a mettersi in movimento, i primi combattimenti d’avanguardia incominciano attraverso il mondo intero, il nuovo ciclo di guerre e di rivoluzioni è già iniziato e si sviluppa a ritmo accelerato.

I 4 anni della pesante crisi economica hanno dimostrato che tutto il sistema capitalista ne è scosso. Le classi dominanti hanno una paura folle davanti al movimento rivoluzionario ascendente del proletariato e per questo ricorrono alle forme più bestiali per mantenere il potere “fascismo” e a delle nuove guerre infine di annegare nel sangue la rivoluzione proletaria. Ma la combattività delle masse e la loro volontà di lotta ingigantiscono ugualmente.

[…]

Lettera 23 marzo 1934


24 marzo 1935


Carissimi


Di giorno in giorno rimandavo sperando di rispondere ad una vostra, visto che il tempo passa e che certamente incomincerete ad inquietarvi vi scrivo ugualmente.

Non ho molte cose da dirvi perché attendo una lettera dai parenti della mia compagna a proposito della mia partenza, ad ogni modo sembra che tutto marci per il meglio.

Però non vi nascondo che questo silenzio mi preoccupa, non sapendo a che attribuirne la causa, spero non a [     ] ad ogni modo chiunque al mio posto non potrebbe essere rassicurato.

In più vi debbo dire che da un po’ di tempo ho l’impressione che i vostri legami con me si siano alquanto mollati e che la distanza vi abbia fatto un po’ dimenticare il vostro Nino.

Capisco che alle volte le mie idee, la mia vita, non siano conformi a quello che avreste voluto che io fossi, ma ugualmente io non ho mai cessato di essere vostro figlio e di amarvi continuamente, mai durante le mie lotte, la mia vita, voi non siete stati presenti in me, e sempre ho pensato che lottavo pure per voi e che un giorno voi pure godrete i risultati dei sacrifici e delle lotte dei combattenti proletari.

Come vedete tengo enormemente al vostro affetto, e quello che vorrei da voi non consiste in grandi cose, ma in una semplice letterina che mi dimostri di essere ricordato.

Ricevete dal vostro Nino i migliori auguri e saluti

Nino

Lettera 24 marzo 1935


Carissimi


[…]

Ora alla situazione in Francia.

Non dovete essere preoccupati, ma contenti, il governo è dalla nostra parte, è già stata votata la legge delle 40 ore, 15 giorni di riposo pagati, i contratti collettivi, il riconoscimento dei sindacati, e la dissoluzione delle organizzazioni fasciste, in più è stata tenuta in questi giorni a Parigi una conferenza internazionale alla quale hanno partecipato i rappresentanti degli stati democratici per dare ai rifugiati politici il diritto di asilo e alla vita.

Sono state prese le decisioni seguenti; carta di identità come rifugiato, passaporto, ripartizione nei diversi paesi con l’assicurazione del lavoro, e un comitato internazionale per dare ai rifugiati aiuto morale e materiale.

Come vedete per la classe operaia francese il migliore avvenrie, e si marcia di vittoria in vittoria, gli scioperi sono vittoriosi ovunque e si sviluppano nella più grande calma. In questi giorni vivo le più belle giornate della mia vita, sono preso dal più grande entusiasmo e nulla può esprimerlo..

Saluti cari e coraggio

Nino

Lettea 25 giugno 1936


Carissimi,


Non potete immaginare come sia contento in questo periodo.

Vivo dei giorni pieni di un’attività intensa. Ora da una settimana siamo in battaglia per il contratto collettivo l’aumento dei salari nella corporazione dell’automobile.

Oggi il conflitto è finito e domani riprenderemo il lavoro vittoriosi.

Vi confesso che questa vittoria ha portato dei seri vantaggi alla nostra corporazione; vi sono degli operai aumentati del 150% e questo conta certamente nel bouget di una famiglia operaia.

Come vedete la vita operaia nella Francia del Fronte Popolare è in continuo aumento.

In questa lotta sono stato portato dalla fiducia operaia nella delegazione che ha avuto il compito di discutere con la delegazione patronale.

La discussione coi padroni non è sempre stata facile ma i nostri argomenti e la combattività degli operai hanno avuto ragione della intransigenza patronale.

Ieri sera gli operai in segno di riconoscenza per la vittoria avuta hanno dato ad ognuno di noi delegati un mazzo di fiori.

Questo come comprenderete mi ha fatto molto piacere.

Cara mamma.

Sono certo che la mia gioia sarà pure la tua, e questo farà dimenticare le pene determinate per la momentanea separazione.

Sono più che certo che il sapermi circondato dalla simpatia operaia sarà per voi tutti un motivo di gioia.

Nino

Lettera 1 agosto 1936


Breve nota biografica di NINO NANETTI


Nasce il 29 aprile 1906 a Bologna da Enrico e Argia Rossi. Nel 1920 comincia a lavorare presso l’officina SABIEM di Bologna in qualità di operaio meccanico. La sua formazione scolastica si fermò alla quinta elementare ma la sua forte curiosità e una grande vivacità intellettuale lo spinsero sempre a leggere e a studiare molto. A sedici anni aderisce al Movimento giovanile socialista di Bologna diventandone ben presto un dirigente. Rimane ferito due volte, nel 1924 e nel 1925, a causa di scontri con i fascisti. Lavora per riunificare la lotta dei giovani antifascisti comunisti, cattolici e senza partito. In rappresentanza dei giovani socialisti va in visita in Unione Sovietica rimanendovi tre mesi. In seguito, per sfuggire alle persecuzioni fasciste, si sposta a Genova dove in qualità di meccanico lavora alla Ansaldo S. Giorgio di Sestri Ponente. Viene arrestato nel giugno del 1927 e condotto nel carcere penitenziario di Bologna da dove uscirà il 19 ottobre del 1927. Si iscrive al Partito Comunista Italiano portando con sé anche il gruppo dirigente della Federazione giovanile socialista di Bologna. Viene nuovamente arrestato nel gennaio del 1928 e spedito al confino per tre anni sull’isola di Lipari. Prosciolto dal confino rientra a Bologna nel febbraio del 1930 e riprende l’attività politica. Per evitare l’arresto espatria in Francia nel 1931. Viene nominato membro del Comitato centrale della FGCI e lavora attivamente come funzionario politico organizzando attività clandestine. Nel 1933 partecipa alla preparazione del Congresso antifascista europeo che si terrà a Parigi.

Lo stesso anno si trasferisce a Tolosa dove lavora come autista, manovale e meccanico. Nel 1934 partecipa a sommosse antifasciste che condurranno alla creazione di alcune comuni nella città francese. Comincia la sua relazione con Jaska Jannette.

Nel 1936, in seguito alla rivolta fascista di Francisco Franco, Nanetti è tra i primi antifascisti italiani che giunge in Spagna per combattere. In occasione del primo attacco a Huesca ideò la “batteria fanstasma”: dopo aver montato un cannoncino su un camion lo faceva sparare in rapida sequenza da postazioni diverse in seguito ai continui spostamenti del mezzo, dando così l’impressione agli assediati di essere sotto il fuoco di una batteria intera. Dimostrò così di possedere notevoli doti di strategia militare grazie alle quali gli fu conferito di organizzare il Battaglione della Gioventù composto da cinquecento giovani volontari. Andò a difendere Madrid e divenne comandante del battaglione da lui addestrato. A novembre lo troviamo già al comando di sei battaglioni con il grado di tenente colonnello. Gli viene in seguito affidata una divisione di diecimila combattenti spagnoli. Durante un’azione militare, dopo aver ottenuto la promozione sul campo a generale, viene gravemente ferito alla spina dorsale da un proiettile. Muore il 21 luglio 1937 nell’ospedale di Santander a trentun anni.

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