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M. Lodoli, Il rosso e il blu. Cuori ed errori nella scuola italiana, Torino, Einaudi, 2009, pp. 156, € 15,00

Lodoli, che, come insegnante, ha spesso raccontato sulla stampa del suo lavoro, delle trasformazioni che negli studenti, negli insegnanti stessi o nella scuola in generale si andavano compiendo, ora, in questo libro le rappresenta attraverso micro-racconti, frutto di quel vissuto che costituisce la sua quotidiana esperienza con gli adolescenti di oggi.

Una raffigurazione in cui tristezza e desolazione sembrano prevalere, anche perché contrapposta alle immagini, custodite nella memoria, della scuola della sua infanzia.

“…a un certo punto, senza quasi alcun preavviso, tutto è cambiato: la società dei consumi s’è fatta più furba e più aggressiva, ha azzannato dolcemente i giovani alla giugulare e gli ha versato dentro il veleno del desiderio.”  Sirene irresistibili hanno cominciata a cantare “la canzone della felicità facile facile”. (p. VII)

L’insegnante Lodoli misura smarrito, quasi con un senso d’impotenza, tutta la distanza che lo separa dai suoi allievi, e prova l’acuta sensazione che insegnare sia diventato, sempre di più, un esercizio sul nulla.

“La scuola ripete la solita lezione, una storia fatta di sacrifici, solitudine, concentrazione, fatica, ma chi vuole più dare retta a queste parole quando dall’altra parte scintilla l’oro di Eldorado?

“‹‹Professore, la saggezza oggi non serve più, è una cosa del passato››, mi ha detto un’alunna kossovara che si è inserita presto e bene in questo frenetico supermercato. ‹‹ Oggi bastano i soldi e la tecnologia››” (p. VII)

E gli studenti? Loro si muovono lenti, dominati dal presente e da un utilitarismo a breve gittata, senza prospettive per il futuro, con la consapevolezza di essere “massa informe”.

“Professore, ma non ha capito che oggi solo pochissimi possono permettersi di avere una personalità? I cantanti, i calciatori, le attrici, la gente che sta in televisione, loro esistono veramente e fanno quello che vogliono, ma tutti gli altri non sono niente e non saranno mai niente…. Noi possiamo solo comprarci delle mutande uguali a quelle di tutti gli altri, non abbiamo nessuna speranza di distinguerci. Noi siamo la massa informe” (pp. 28-29)

Un’analisi senza dubbio spietata quella dell’autore, ma non per questo vi si può leggere la rassegnata accettazione di una sconfitta.

Ecco che allora che spingono a continuare i momenti in cui si crea una totale sintonia tra l’insegnante e i suoi studenti.

“E così il sabato porto i miei poeti e detto tre o quattro meraviglie. I ragazzi le imparano al volo, le fanno loro.”  (p.11)

Quello che Lodoli, continua a dire a se stesso e agli altri è questo: “Però io tengo duro, e i miei colleghi fanno altrettanto: sembra di seminare nel vento, nel nulla, nell’indifferenza, ma in fondo sappiamo che non è vero. Sepolta sotto tonnellate di immagini bugiarde e seducenti, una zolla nella mente dei ragazzi accoglie, incamera, trasforma segretamente. Qualcosa fiorirà, se non oggi domani, se non domani tra dieci anni, quando tutta questa acqua che brilla d’olio e sozzerie si ritirerà.” (pp. VII-VIII)


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