Il 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna Maria Fresu era in attesa del treno con Angela, la sua bambina di tre anni, per una vacanza di due settimane sul lago di Garda. Alla mamma e alla bambina, alla loro vita interrotta, al loro futuro negato Mattia Fontanella ha chiesto di mandare una lettera “per coprire la voragine di questi anni, per colmare un vuoto, perché la parola è memoria”. Hanno risposto in tanti: poeti, scrittori, giornalisti, ricercatori universitari, artisti, semplici e consapevoli cittadini. Ne è nato un librettino intenso e prezioso, Memoria mare. Lettere ad Angela e Maria Fresu (Edizioni Pendragon), nel quale ciascuna lettera vuole risarcire Angela e Maria, e con loro i morti di tutte le stragi, di quel “milione di possibili combinazioni di gesti” fra madre e figlia, fra marito e moglie, fra fratello e sorella che sarebbe stata la loro vita.

Certo in questi testi si combinano tanti temi e tante questioni: il bisogno di giustizia; il proponimento, come andava ripetendo Paolo Bollini, “di arginare la barbarie attraverso la cultura”; l’orrore per quella “zona grigia” impenetrabile ed ambigua, fatta di persone che ci vivono accanto, che condividono i nostri gesti quotidiani come quello di entrare in un bar a prendere un caffè o di salire su un treno, e magari giocano ai giardini con un bambino di tre anni; lo sconforto di fronte al “funghirsi”, avrebbe detto Montale, della memoria collettiva (Massimo Zamboni fa notare che di-menticare e s-cordare significano “uscir dalla mente” e “uscir dal cuore”); le domande sul presente segnato dal sangue e dallo strazio di quel giorno (scrive Gianni D’Elia: “La strage di Bologna è fondativa / di un tempo di menzogna e di vergogna, / se verità e giustizia più non conta… / Come lo squarcio nel muro della stazione, / totem del vuoto di questa nazione, / ecco la bassa stagione di scena…”). E tuttavia il filo rosso di questo libro è l’impegno ad immaginare. Immaginare “i giochi nella borsa, merendine e bottigliette d’acqua” (Grazia Verasani”), “le parole che la giovane mamma Maria stava sussurrando all’orecchio della piccola” (Vittoro Franceschi), perché immaginare la vita concreta di Angela e Maria, di tutte le vittime innocenti, è l’atto pietoso e civile con cui la storia rientra nella mente e nel cuore e diventa memoria. “Non sono”, scrive Aldo Balzanelli nella prefazione, “le vittime della strage del 2 agosto, 85 morti, 200 feriti, sono fratelli, sorelle, genitori, figli, zii, fidanzati, nonni, amici, conoscenti” che ricordiamo immaginandoli com’erano in quel momento, come avrebbero potuto essere negli anni a loro negati.

Il libro costa un euro che andrà per l’adozione a distanza di una giovane mamma e della sua bambina.

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