Sarebbe veramente il caso di diffondere la Costituzione, anche all’ingresso degli stadi, ma ancora più importante educare le nuove generazioni a conoscerla e, soprattutto, a tradurre in comportamenti adeguati  i principi in essa contenuti.

 “Negro di merda”. Questo è l’insulto che taluni tifosi hanno gentilmente indirizzato al calciatore Balotelli, un nostro connazionale che ha la sventura di avere la pelle di un colore diverso da quello degli italiani purosangue.

Prendiamo la macchina del tempo e catapultiamoci per qualche minuto (solo per qualche minuto) nel ventennio mussoliniano. Il II Libro del Fascista, pubblicato dalle officine grafiche A. Mondadori di Verona, spiega agli studenti che l’umanità si divide in razze, che la razza ariana ha la supremazia su tutte le altre, che gli italiani appartengono ovviamente alla razza ariana, cha la razza negroide è una razza inferiore. A pagina 114 del citato manuale, si legge: «L’evidente inferiorità di alcune razze, e specialmente di quella che si è convenuto di chiamare negroide, viene attribuita a una decadenza progressiva nel corso di lunghissimi periodi di tempo». Siamo nel 1938, anno XVI dell’Era Fascista, e l’insulto “negro di merda” è perfettamente coerente col razzismo istituzionale, insegnato nelle scuole dai fieri maestri fascisti.

Ma torniamo nel 2009, e riflettiamo un po’. Il razzismo è un istinto animale, un sentimento naturale che la ragione ha progressivamente affievolito. Ma non debellato. La nostra Carta Costituzionale ha il pregio di vietare chiaramente ogni forma di discriminazione razziale in quell’art. 3 che enuncia il più fondamentale dei principi fondamentali, quello di uguaglianza. Il primo comma recita: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali».

Sorge il dubbio che i tifosi “amici” di Balotelli  non abbiano seguito con profitto le lezioni di educazione civica, impartite dai professori dell’Era Democratica. Data questa evidente impreparazione civile, si propone una iniziativa pregevole: regalare la Costituzione italiana all’ingresso degli stadi. Essa potrebbe rivelarsi un prezioso antidoto alla “stronzaggine” razzista.

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