Prendendo spunto dal resoconto di Riccardo Scaglioni sul convegno tenutosi a Verona: “Insegnanti che sappiano insegnare” (in Contributi, aprile 2009), è bene, per l’importanza non secondaria del tema, riprendere in considerazioni il modello di percorso di formazione iniziale elaborato dalla commissione incaricata dal ministero. Solo alcune informazioni e qualche considerazione, senza la pretesa di un’analisi esaustiva.

Tutto il materiale prodotto è reperibile a: http://www.miur.it/DefaultDesktop.aspx?page=328.
Con l’avvertenza che si tratta di una lettura abbastanza noiosa e nelle parti generali alquanto vaga, vale la pena, comunque, impegnarsi con pazienza.
Analisi e valutazioni si possono trovare in tutti i siti che si occupano di educazione; si propone solo il documento delle Associazioni professionali dei dirigenti e docenti della scuola che costituiscono il Forum delle stesse presso il Ministero, che contiene anche una sintesi del percorso formativo per gli aspiranti insegnanti, all’indirizzo:  http://www.disal.it/Objects/Pagina.asp?ID=9535 .

Alcune note nel merito

Andate a leggere l’elenco dei componenti la commissione, lo potete trovare nel sito del Miur, segnalato sopra. Qualsiasi insegnante consulti questo elenco capirà immediatamente il motivo dell’invito: non un docente e neppure un dirigente scolastico è stato chiamato a far parte della commissione. La scuola non è rappresentata ed, evidentemente, chi vi opera non è ritenuto in grado fornire contributi sulla propria formazione.
Il bello è che nella relazione generale si precisa che: “La laurea magistrale di formazione degli insegnanti deve fondarsi su un rapporto di collaborazione attiva tra università e istituti scolastici.”
Certamente si afferma che tale fattiva collaborazione si eserciterà grazie al percorso rinnovato, ma ci si domanda come si può chiedere collaborazione a chi non è stata data alcuna voce nel progetto, perché, in tal caso, la collaborazione è da intendersi come esecuzione di disposizioni altrui.

E veniamo alla laurea abilitante all’insegnamento nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria. Si prevede un corso quinquennale comprensivo di un tirocinio dal secondo anno di corso.
Le discipline che dovranno essere insegnate vengono scrupolosamente elencate e distinte per aree:
Area 1 – Area psicopedagogica e metodologico didattica, Area 2 – I saperi della scuola e Area 3 – Insegnamento per studenti con bisogni speciali.
Queste le discipline :

  1. matematica: i sistemi numerici; elementi di geometria euclidea e cartesiana e geometria delle trasformazioni; elementi di algebra; elementi di calcolo delle probabilità; i temi della matematica applicata.
  2. fisica: misure e unità di misura; densità e principio di Archimede; la composizione atomica dei materiali; elementi di meccanica e meccanica celeste; elementi di elettrostatica e circuiti elettrici; il calore e la temperatura; fenomenologie di termodinamica; il suono.
  3. chimica: elementi di chimica organica e inorganica.
  4. biologia: elementi di biologia umana, animale e vegetale; elementi di cultura ambientale.
  5. letteratura italiana: testi e problemi della letteratura italiana dalle origini ai nostri giorni.
  6. linguistica italiana: linguistica e grammatica italiana; didattica della lingua italiana per stranieri.
  7. lingua inglese: elementi avanzati di lingua inglese.
  8. storia: elementi di storia antica, medioevale, moderna e contemporanea.
  9. geografia: elementi di geografia fisica e umana.
  10. attività motorie: metodi e didattiche delle attività motorie.
  11. arte: disegno e le sue relazioni con le arti visive; elementi di didattica museale; acquisizione di strumenti e tecniche nelle diverse aree artistiche; educazione all’immagine; calligrafia.
  12. musica: elementi di cultura musicale.
  13. letteratura per l’infanzia: testi e percorsi di letteratura per l’infanzia.
  14. pedagogia: pedagogia generale; pedagogia interculturale; pedagogia dell’infanzia.
  15. storia della pedagogia: storia dell’educazione; storia della scuola.
  16. didattica: didattica generale; pedagogia e didattica del gioco; didattica della lettura e della scrittura; tecnologie educative; il gruppo nella didattica.
  17. pedagogia speciale: pedagogia speciale; didattica speciale.
  18. pedagogia sperimentale: metodologia della ricerca; tecniche di valutazione.
  19. psicologia: elementi di psicologia dello sviluppo e dell’educazione; psicologia della disabilità e dell’integrazione.
  20. sociologia: elementi di sociologia dell’educazione.
  21. antropologia: elementi di antropologia culturale.
  22. diritto: elementi di diritto costituzionale e di legislazione scolastica.
  23. neuropsichiatria infantile: elementi di neuropsichiatria infantile.
  24. psicologia clinica: psicopatologia dello sviluppo.
  25. igiene generale e applicata: igiene ed educazione sanitaria.

Qualcuno si domanderà se era proprio necessaria questa occupazione spropositata dello spazio della pagina. Penso di sì. Fa venire il capogiro, però comunica anche visivamente quanta sia ponderosa la preparazione prevista. Questo è il profilo del maestro unico, direi un tuttologo impenitente. Il termine più ripetuto in questo elenco è “elementi di”, da leggersi forse come briciole, conoscenze di superficie. D’altra parte non è questa la prerogativa del tuttologo, parlare di tutto senza conoscere in maniera approfondita niente.

Infine, una considerazione sulla formazione prevista per i docenti di scuola media e superiore, strutturata in un corso costituito dalla laurea triennale, la specializzazione magistrale biennale e il tirocinio della durata di un anno.
Mi preme soffermarmi sul tirocinio formativo attivo, questa è la denominazione precisa, che è costituito da tre gruppi di attività: 1) insegnamenti di materie psico-pedagogiche e di scienze dell’educazione; 2) un tirocinio svolto a scuola sotto la guida di un insegnante tutor, comprendente una fase osservativa e una fase di insegnamento attivo; 3) insegnamenti di didattiche disciplinari che vengono svolti in un contesto di laboratorio mirante a stabilire una stretta relazione tra l’approccio disciplinare e l’approccio didattico. Allo scopo, nei laboratori, è prevista una collaborazione tra docenti universitari, che li dirigono, e gli insegnanti tutor.
Gli insegnanti tutor, che guidano nelle scuole l’attività dei tirocinanti, sono designati dai dirigenti scolastici, poi vi sono gli insegnanti tutor coordinatori, selezionati fra i primi, in ragione di uno ogni trenta studenti, che hanno anche il compito di collaborare al coordinamento delle attività di tirocinio.
Insomma, sono quest’ultimi che dovrebbero fare da tramite per raggiungere il tanto auspicato raccordo tra scuola ed università.
L’idea è che la separatezza tra i due ambiti rimanga solida e inamovibile, se non ad opera di singole persone animate da buona volontà, e che il tirocinio nelle scuole resterà scollegato da tutto il resto, anche dalle stesse attività laboratoriali.  Invece, è proprio nella situazione concreta , che il sapere disciplinare e le altre conoscenze possono essere vagliate e rivisitate e che si crea la circolarità tra teoria e pratica.
Un ‘ultima annotazione: al tirocinio nella scuola vengono attribuiti 12 crediti su 60, questo è il peso, cioè il valore in termini formativi, attribuito dalla commissione a questa attività. Inutile ogni commento.

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