Sembra che stia prendendo piede una nuova pratica che si potrebbe definire dell’imboscata.
In un decreto si introduce un articolo che ha una limitata attinenza con il resto; lì, nascosto tra gli altri, si spera che nessuno lo legga e che sia approvato senza che se ne abbia cognizione alcuna.
Purtroppo, chi ha predisposto questa specie di “gioco a nascondino”, è stato subito scoperto.
Chi avrebbe potuto immaginare che in un decreto dal titolo: “ Disposizioni urgenti per il contenimento della spesa sanitaria e in materia di regolazioni contabili con le autonomie locali”, fosse contenuto un articolo che riguarda la “definizione   dei   piani   di   dimensionamento   delle istituzioni scolastiche rientranti nelle competenze delle regioni e degli enti locali”. Entro il 30 novembre, e non oltre, le regioni dovranno annualmente predisporre il suddetto piano.
Si tratta della progressiva chiusura dei plessi e delle sezioni staccate, con l’esclusione delle scuole dell’infanzia, con meno di cinquanta alunni e dell’accorpamento degli istituti sottodimensionati (con meno di 500 alunni)
Se non lo faranno, sarà nominato un commissario ad acta. Una nota, che suona beffarda, precisa che gli eventuali oneri derivanti da tale nomine saranno a carico delle regioni e degli enti locali inadempienti.
Mente leggevo il testo, ho pensato: non daranno cinque in condotta anche alle regioni per indisciplina?
Non entro nel merito di questa “razionalizzazione”: i numeri complessivi e la consistenza territoriale delle scuole a rischio di intervento chirurgico, che vengono lanciati e rilanciati come palline da ping pong, sono talmente vari da non consentire una valutazione. Dico solo: va bene che viviamo nell’epoca della velocità e dell’immediatezza, ma queste decisioni sulla scuola, prese così frettolosamente, hanno il sapore di uno sgombero di materiale privo d’importanza di cui ci si libera il più presto possibile.
Vi è, poi, questa tendenza all’occultamento o, che ne è, poi, una variante, alla mistificazione.
Ne è un esempio la rassicurazione sul mantenimento del tempo pieno.
Io ho letto con attenzione il testo della conversione in legge del decreto 137, mi sembra di aver capito che il tempo pieno verrà garantito dal maestro unico. Si afferma che il suo orario di servizio obbligatorio è di ventiquattro ore e che “Con apposita sequenza contrattuale è definito il trattamento economico dovuto all’insegnante unico della scuola primaria per le ore di insegnamento aggiuntive rispetto all’orario d’obbligo.
Se ho compreso, ma sono in difficoltà per limiti personali e anche perché si gioca sulla non chiarezza, un unico insegnante si farà carico (fino a quaranta?) dei tempi scuola che eccedono le ventiquattro ore.
Viene il dubbio che il ministro dell’istruzione abbia confuso il tempo pieno come esperienza didattica qualitativamente significativa, con un tempo, oltre il normale orario scolastico, di assistenza per alunni di genitori che lavorano.

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