Eduardo Galeano, Espejos. Una historia casi universal, Siglo Ventiuno, Buenos Aires, 2008, pagine 365.

Espejos. Una historia casi universal, l’ultimo libro di Eduardo Galeano pubblicato in America Latina, comincia con queste parole:

Gli specchi sono pieni di gente.

Gli invisibili ci vedono.

I dimenticati ci ricordano.

Quando ci vediamo, li vediamo.

Quando ce ne andiamo, se ne vanno?

Questo libro è pieno di storie. Storie infinite. Storie che continuano a parlarci alla bocca dello stomaco (laddove si nasconde l’anima), anche quando il libro, che da tempo abbiamo chiuso, non è più accoccolato tra le nostre mani.

Le storie del mondo che Galeano racconta come fossero poesie di bellezza e d’orrore, hanno un respiro ampio nel tempo e nello spazio: dalla preistoria alla contemporaneità in Africa, Europa, Asia, Australia, America.

Molte delle storie narrate sono le storie degli invisibili, un immenso popolo composto dagli oppressi e dai dimenticati del mondo: le donne, i bambini, i malati, i poveri, i conquistati, i diversi, i marginali… Galeano ricerca le loro storie, e dà loro voce, spazio, tempo, dignità. Esistenza.

Le storie sono brevi, anzi brevissime: una pagina, mezza pagina, eppure hanno la forza di aprire molte porte nella mente di chi legge.

Alcune raccontano di fatti storici recenti, altre di avvenimenti antichissimi che si confondono con la leggenda: pitture preistoriche, rivolte di indipendenza brasiliane, ninfe, dèi, filosofi e architetti della Grecia antica, le grandi invenzioni cinesi, la tortura delle dittature, saggezza giapponese, musica gitana e africana, miseria e splendori dell’India, guerra del Vietnam, teatro di Shakespeare…e molte altre storie.

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