In un recente convegno, tenutosi a Bologna il 13 maggio 2008, sono stati presentati i risultati della ricerca OCSE-PISA 2006 in Emilia Romagna ed una panoramica di quelli nazionali. L e relazioni sono accessibili al seguente indirizzo: http://www.istruzioneer.it/page.asp?IDCategoria=430&IDSezione=1772&ID=224021


 Nell’edizione 2006 dell’indagine PISA L’Emilia Romagna ha partecipato per la prima volta con un proprio campione rappresentativo della realtà regionale.

Si tratta, come è noto, di un’indagine internazionale promossa dall’OCSE, denominata appunto PISA (Programme for International Student Assessment), che rileva le competenze dei quindicenni secolarizzati in tre ambiti: lettura, matematica, scienza. I risultati sono espressi sotto forma di punteggio lungo una scala. Ogni scala è congegnata in maniera tale che il punteggio medio dell’insieme dei paesi Ocse sia eguale a 500.

L’Emilia Romagna ha ottenuto, si può dire, un onorevole piazzamento. Mi rendo conto che il termine che ho usato sembra alludere ad una gara, ma si tratta di ben altro, della presentazione di una situazione, che, al di là di qualsiasi valutazione sulla validità dell’indagine svolta, dovrebbe far riflettere e influenzare l’azione politica in ambito educativo. In realtà, a livello nazionale almeno, le agende politiche non sembrano contenere appuntamenti urgenti con il sistema dell’istruzione.

Prima, però, di parlare dei risultati dell’Emilia Romagna, mi sembra necessario soffermarmi su quelli nazionali.


 I risultati in Italia e nelle macroaree.

Che per L’Italia gli esiti dell’indagine OCSE-PISA 2006 siano stati deludenti è stato detto ampiamente dalla stampa. Ma credo che la fredda consistenza dei numeri riesca a mettere a fuoco, meglio delle parole, quello che mi sembrano essere gli aspetti più rilevanti della situazione italiana: la presenza di una consistente disomogeneità tra le diverse aree del paese e la scarsa influenza dell’istruzione scolastica nel modificare lo status sociale di partenza. 

Il punteggio conseguito dall’Italia è:

nella competenza di lettura  di 469 – media OCSE 492,

in quella matematica               di 462 – media OCSE 498,

in quella scientifica                  di 475 – media OCSE 500.

Se si vanno a verificare, però, i dati relativi alle macroaree, in cui è stata suddivisa l’Italia, si scopre che

il Nord Ovest raggiunge 501 punti,

il Nord Est                           520,

il Centro                               486,

il Sud                                      448,

il Sud Isole                          432.

La media per il nostro paese nel suo complesso è di 475 e la media OCSE è posta a 500.

La criticità della situazione è testimoniata anche da un’altra serie di dati.

Le competenze sono articolate in sei livelli cui si aggiunge un settimo livello < 1, che corrisponde al livello di abilità mostrato da quegli studenti che non riescono ad esprimere neppure competenze di base. Da tenere presente che per matematica e scienze livelli inferiori a 2 e per la lettura inferiori a 3 sono considerati insufficienti per far fronte alle esigenze sociali e dell’ambito lavorativo.

In scienze, nelle aree Sud e Sud Isole, rispettivamente il 33,5 e il 40,9% degli studenti esaminati

non raggiungono la soglia di sufficienza. In matematica la situazione è ancora peggiore: nell’area Sud Isole oltre la metà dei quindicenni scolarizzati non raggiunge la soglia minima di sufficienza, mentre nell’area Sud l’incidenza è del 41,8%; e questa viene confermata anche nelle competenze di lettura, dove all’incirca due studenti su tre esprimono prestazioni ritenute non sufficienti.

Quello che appare subito evidente è che la “questione meridionale” si continua a riproporre in tutta la sua crudele attualità anche nell’ambito dell’istruzione.


Equità del sistema

Pur operando una semplificazione eccessiva, si può dire che un sistema scolastico è tanto più equo quanto più è basso lo scarto tra i livelli di competenza dimostrati dai singoli studenti tra indirizzi diversi e quanto meno questi livelli sono influenzati dallo status economico-socio-culturale delle loro famiglie di origine.

Orbene, se andiamo a verificare i risultati italiani distinti per indirizzi di studio si scopre che le differenze sono molto marcate. Per spiegar risultati così differenziati, la qualità dell’istruzione fornita dai vari indirizzi può essere considerata scarsamente significativa (gli studenti erano all’inizio del percorso di studi superiori), più probabile una scelta motivata, in prevalenza, dai precedenti risultati scolastici.

E se, poi, li accostiamo con le percentuali relative al livello d’istruzione del genitore più istruito si può notare anche un altro elemento significativo:


                    punteggio                                               titolo di studio del genitore

Licei                  518                           fino a qual. prof. 22,3 – diploma 42,2 – Titolo universitario 35,5

Tecnici             475                           fino a qual. prof  39,2   diploma 40,5 – Titolo universitario 20,3

Professionali   414                           fino a qual. prof. 47,9 –  diploma 34,0 – Titolo universitario 18,1

Formaz. prof. 405                           fino a qual. prof. 53,0 –  diploma 30,8 –  Titolo universitario 16,1


Mano a mano che si passa dai licei agli istituti tecnici e da questi ai professionali, aumenta l’incidenza di studenti con genitori poco istruiti e diminuisce l’incidenza di quelli con genitori che hanno completato un corso di studi universitario.

Che il sistema scolastico italiano sia scarsamente equo mi sembra dimostrato già da questi pochi numeri, anzi, una volta, si sarebbe detto che è ancora fortemente classista, il termine, però, sembra essere sparito dal vocabolario e non più utilizzabile.

Si può dire, allora, ma mi sembra che la sostanza non cambi, che lo status di appartenenza incide in maniera rilevante sul percorso scolastico che viene intrapreso e sui livelli di apprendimento.


I risultati in Emilia Romagna

 

L’Emilia Romagna  consegue nella competenza scientifica un punteggio di 510, in quella matematica di 494 e in quella  di lettura di 496. Le prestazioni sono decisamente superiori a quelle nazionali.

Però, se andiamo vedere i risultati delle altre regioni, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Veneto, che fanno parte della macroarea (il Nord Est) in cui essa è collocata, ci rendiamo conto che essa rappresenta il fanalino di coda.

Può bastare come riferimento il Friuli Venezia Giulia che  ottiene in competenza scientifica 534 punti, in competenza matematica 513 e in competenza di lettura 519.

il Friuli, ma anche Trento e Bolzano e il Veneto, se posti in una scala ideale in rapporto con il contesto internazionale, occupano i gradini in alto, mentre l’Emilia Romagna si situa ad un livello di poco superiore alla media OCSE.

Anche in Emilia Romagna sono presenti differenze significative di prestazione a seconda dell’indirizzo frequentato dagli studenti: nei licei si registra un punteggio medio pari a 559, con

uno scarto positivo di 46 punti rispetto agli istituti tecnici e di ben 137 punti rispetto

agli istituti professionali. L’andamento è analogo a quello nazionale.

Per quanto riguarda il livello d’istruzione dei genitori: quasi un terzo degli individui, inclusi nel campione Pisa, ne hanno almeno uno che ha conseguito un titolo di studio universitario, e solo un quarto hanno genitori che non sono andati oltre alla qualifica professionale. Si tratta di una situazione che costituisce un relativo vantaggio per gli studenti di questa regione rispetto a quanto si rileva nel resto del Nord, nonché nel paese nel suo complesso.

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