piccole librerie…

A Bologna stanno, via via, chiudendo le librerie di piccole e medie dimensioni. Provo una sensazione di desolazione, che non si attenua di fronte alla ragionevole affermazione che queste sono le leggi che impone il mercato.
Solo le megastrutture sono destinate a restare, sempre più librerie come grandi magazzini, non luoghi, come dice Marc Augè, dove il cliente circola silenziosamente, consulta copertine, presenta la sua merce ad un addetto, altrettanto silenzioso, prende lo scontrino, paga, e se ne va con un sacchetto di libri.
Non riesco a dissipare una nostalgia dal sapore appassito per le librerie come luoghi amicali in cui l’aura dei libri era in parte creata dal rapporto confidente, per lunga frequentazione, non con addetti, ma con persone che condividevano il tuo stesso piacere.

… e grandi periferie

Eppure qualcosa di quel lontano piacere – il libraio che consiglia, la pila bene ordinata, il titolo sconosciuto – riappare a sorpresa là dove meno avresti creduto, nelle strade della prima periferia, subito “fuori porta”. Che non sia ora il centro, a dispetto della sua presunta “storicità”, ad assimilarsi gradualmente al chiacchiericcio indistinto del “centro” commerciale?

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