L.Lipperini, Ancora dalla parte delle bambine, Milano, Feltrinelli, 2007, pp. 285, € 15

Amarezza, la prima sensazione provata nel leggere questo libro, amarezza preannunciata già da quell’”ancora” e avvalorata dal titolo della prefazione: “Passaggio di testimone” di Elena Gianini Belotti e dall’incipit della stessa: “ L’accurata indagine di Loredana Lipperini sulla persistenza e addirittura sul rafforzamento dei condizionamenti culturali al ruolo di genere delle bambine ha il merito di analizzare puntualmente i multiformi aspetti del vivere sociale che contribuiscono a perpetuarli.” (p. 11)

Ben diverso il sentimento che accompagnò la lettura, negli anni settanta,del libro di E. Gianini Belotti: prevaleva la speranza che fosse possibile intraprendere un percorso di liberazione e che questo non fosse tortuoso e imprevedibile .

Nel mondo che ci circonda si registravano da tempo segnali allarmanti, ma Loredana Lipperini ci offre un quadro chiaro della situazione, connettendo fra di loro numerosissimi elementi che, isolati, apparivano meno preoccupanti.

 “Per giudicare una cultura occorre guardare ai suoi miti, grandi, piccoli o addirittura infimi che siano. Le storie nascoste, quelle che rimangono in ombra in quanto dettagli, raccontano molto di più cose della narrazione principale” (p. 29)

L’importanza dei dettagli, che sono i simboli, le immagini e le relazioni fra generi come sono presentate nella cultura popolare, è sfuggita all’attenzione di chi si concentrava sugli obiettivi concreti.

L’indagine dell’autrice ci mostra come ancora “le bambine si osservano nello specchio di una femminilità multipla, ma con due imperativi principali: piacere e accudire”. (p. 118)

É inutile invocare la responsabilità dei media che, senza dubbio, presentano questo modello in modo preciso, ma lo riflettono, amplificando, dalla società tutta, perché è presente in famiglia a scuola, nei libri, nei giochi, ora come trent’anni fa .

Riflettendo a lettura ultimata, l’amarezza si è stemperata, perché fare i conti con i modelli femminili, che vengono attualmente veicolati, e la consapevolezza che se ne può trarre possono diventare punti di forza. Quell’”ancora” del titolo non segnare la stanchezza della perdita di ogni speranza, ma offrire nuovi stimoli e nuove possibilità.

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