In un articolo che stavo leggiucchiando, l’argomento non ha molta importanza, l’attenzione si è ridestata quando sono incappata in alcune informazioni sui servizi educativi disponibili in Francia per rispondere, principalmente, alle esigenze dei genitori che lavorano.
Nei municipi delle principali città francesi esiste il “quotient familial” cui le famiglie possono rivolgersi non solo per informazioni, ma anche per ottenere un aiuto materiale, in base al reddito, per coprire le spese legate alla cura dei bambini.
Nelle scuole statali francesi è previsto, per venire incontro alle esigenze dei genitori che lavorano, che l’orario scolastico posa essere prolungato fino alle 18.
Non si è intervenuti solo sulla scuola: infatti, sono stati creati i “centres aérés”, strutture pubbliche in cui si svolgono le più varie attività extrascolastiche ad un costo relativamente basso e con la possibilità di scegliere il centro nel quartiere del posto di lavoro.
Per i più piccoli vi è anche la possibilità dell’ “aide maternelle”: una persona che accoglie nella propria casa pochi bambini d’età compresa tra i tre mesi i tre anni, il cui lavoro è controllato da ispettori dei servizi sociali e il cui costo dipende dal reddito.
Le “crèches” (gli asili nido) del municipio di Parigi funzionano tutto l’anno, vacanze estive comprese, dalle 7,30 alle 18, 30.
Immediatamente mi sono detta: “Sogno o son desta?”; ed ancora mi domando se in Francia vi sia tale ricchezza di servizi, pensando che, in Italia, quello più accreditato è rappresentato dai nonni e che anche nelle regioni più avanzate per il numero di scuole per l’infanzia, le liste d’attesa dovrebbero più, opportunamente, essere definite d’esclusione.

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