I libri di Ernest Hemingway, le poesie di Emily Dickinson, “Il buio oltre la siepe”, i discorsi e gli scritti di Abraham Lincoln sono scomparsi o minacciano di scomparire progressivamente dalle bi-blioteche americane. Un implacabile programma software stila un elenco dei libri che non sono stati richiesti in prestito negli ultimi due anni e i responsabili delle biblioteche decidono se sbarazzarsene o meno. Se non lo fanno, non accedono ai fondi per l’acquisto di nuove pubblicazioni.
Vanno bene Grisham e King, mentre è meglio liberarsi di Tennessee Williams che non risponde più ai gusti dell’utenza.
“Il valore estetico, eterno e ‘oggettivo’, del prodotto è l´ultima cosa di cui preoccuparsi”, scrive Z. Bauman (“La bellezza è un sogno”, “la Repubblica”, 19 settembre 2002)
L’unico criterio valido diventa, quindi, puramente quantitativo e i parametri culturali non hanno più
ragion d’essere nelle biblioteche del futuro.
Ci si può scrollare di dosso la tristezza, pensando: “La solita rozzezza americana!” Non riesco, però, a rasserenarmi, perché questo mi sembra piuttosto un segnale, uno dei tanti, di un mondo in cui, è ancora Bauman a scriverlo, “i valori sono tali fin tanto che si prestano al consumo istantaneo e sul posto. I valori sono attributi di esperienze momentanee.”
(L’articolo cui si fa riferimento, dal titolo: “‹‹Via Hemingway, è poco letto›› rivoluzione nelle bi-blioteche Usa”, è stato pubblicato su “la Repubblica”, 3 gennaio 2007)

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