Il 25 febbraio 2004 a Bologna presso l'IRRE, al mattino, e al liceo Minghetti al pomeriggio, si è tenuto il convegno "L'insegnante di qualità: la formazione iniziale professionale tra scuola e università".
Quello che segue è il resoconto delle Voci.
un convegno "sospirato"
A distanza di quattro anni dalla nascita della scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario, conosciuta come SSIS, lo staff di Bologna ha voluto organizzare un momento di riflessione sul lavoro svolto nel campo della formazione iniziale. Arrivare alla giornata di studio non è stato facile, come ben sa la coordinatrice del tirocinio Maria Carla Nannetti, che molte mistificazioni o difficoltà di comprensione tra mondi diversi ha dovuto affrontare.
Per non parlare delle polemiche, cavalcate dalla stampa, tra "sissini" e precari… e della spinosa situazione dal punto di vista legislativo.
significato della Ssis
È stato un gran bel convegno, invece: e questo "invece" va letto come il sospiro di sollievo e la soddisfazione per il coronamento di molte fatiche.
La Ssis infatti rappresenta in linea di principio un esperimento innovativo di legame tra il mondo della scuola e il mondo dell'università, la prima occasione di formazione seria dell'"insegnante che verrà"; certo perfettibile, ma con un forte lavoro di rodaggio compiuto in questi anni per arrivare a una convergenza tra didattica, metodologia, sapere disciplinare e trasversale, ricerca.
Eppure, il futuro della Ssis sulla carta è il suo smantellamento: così la riforma Moratti butta il grano con la gramigna ed usa l'estirpante quando servirebbe, semmai, il fertilizzante.
patrimonio da salvaguardare
Per questo le parole di Franco Frabboni, uno dei primi fautori del progetto, suonano gradite a supervisori e tutor, da lui definiti "patrimonio da mantenere".
Già, perché è proprio sul versante della scuola che l'attenzione di questo convegno va giustamente a cadere: i percorsi innovativi li hanno letteralmente creati gli insegnanti - quelli che oltre all'insegnamento quotidiano a scuola fanno i supervisori e quelli che a scuola si mettono in gioco avviando come tutor pratiche di tirocinio, insieme ai (pochi!) direttori di dipartimento e professori universitari che, come dice il direttore dell'indirizzo linguistico-letterario Anna Marina Giordano, "ci credono davvero".
E quando, dopo l'intervento di geometrica chiarezza di Maria Rosa Fontana sulle competenze che i supervisori si sono create in questi anni - di mediazione, di coordinamento, di valutazione e di trasmissione di saperi, - il Direttore della Ssis di Bologna Antonio Genovese sbotta esprimendo la sua ammirazione e la sua rabbia per tanto buon lavoro messo a rischio, l'applauso è d'obbligo. la
vera ricerca
Tra tanti interventi forse quello di Domenico Chiesa sa andare al cuore del problema:
"Il nostro è un mestiere intellettuale - dice - è ricerca che cerca la forma formativa del sapere: poiché noi possediamo il sapere non per trasmetterlo, ma per formare - in questo ci differenziamo dal sapere universitario. La scuola è momento di validificazione del sapere universitario".
E ancora: "L'insegnante è ricercatore in quanto ha la capacità di trattare la propria disciplina in ambito formativo per l'età del discente."
In questo si chiarisce il titolo "l'insegnante di qualità", che riprende (ed è giusto che enti diversi lavorino in orizzonti comuni) l'idea dell'insegnante ricercatore emersa da un recente convegno dell'IRRE dell'Emilia Romagna .
La scuola come "isola del tesoro", come ricordava la Preside Ivana Summa, ricca di risorse purché si arrivi alla riproducibilità e alla circolarità delle esperienze di tutoraggio: altrimenti l'istituzione scuola rischia di non vederle e di non farsi vedere attraverso di esse.
le esperienze
Sulla documentazione e la visibilità delle esperienze si è protratto il pomeriggio, con la presentazione di percorsi di tirocinio dei vari ambiti disciplinari messi in atto in scuole diverse.
Nell'aula magna del Minghetti si sono succeduti una decina di percorsi, presentati dagli specializzati con piglio e vivacità da professionisti, anche grazie all'ausilio di Power point o di lucidi (l'apporto della tecnologia alla nuova didattica): un laboratorio di suoni e movimenti; l'uso del dialogo scientifico (di estrazione galileiana!) per documentare un modulo di matematica; l'approccio alla lingua straniera attraverso il teatro; la fisica spiegata ad "Alex e a Sara" di un liceo scientifico; il fumetto come medium comunicativo alla scuola media… percorsi accattivanti ma non per questo meno corretti disciplinarmente o meno efficaci …
Nell'aula accanto, in mostra torri di tesi di specializzazione che coniugano la pratica di classe (le ore di osservazione e di progetto) alla riflessione sullo stato dell'arte, sulle metodologie più idonee a raggiungere le competenze richieste.
Tesi che è necessario siano patrimonio circolante della scuola che le ha prodotte.
Tanti nomi di specializzati e tanti nomi di tutor: e bene ha fatto una di loro, Bruna Fergnani di Fisica, a testimoniare come fare il tutor significhi anche posare uno sguardo nuovo sul proprio stile di insegnamento, vedersi negli occhi di un giovane collega, mettersi in discussione forse, ma comunque rinnovarsi e rinnovare il patto educativo coi propri studenti.
un buon lavoro
Convegno troppo autocelebrativo? Magagne stipate in soffitta per non essere mostrate?
In realtà l'autocritica è sempre presente, ma, come notava Eugenia Lodini dell'Osservatorio Didattico, la valutazione costruttiva è quella che punta l'attenzione su quel che funziona perché anche il resto si adegui, piuttosto che sul contrario.
Finisce la giornata - è già sera - con una leggera esaltazione da "buon lavoro svolto", di quelle che non guastano; per qualche strana coincidenza si pensa alle parole finali di un articolo di Pier Vittorio Tondelli, che poi a casa si vanno a rileggere:
"Ma in fondo, fa bene pensare che (…) la vita si rivela ogni tanto come una sottile e delicata vibrazione che raccorda e uniforma il tono di diverse esperienze e diverse storie. In fondo, fa bene pensare che, alla base dei nostri percorsi, scorra una delicata armonia che ci fa incontrare. E che va semplicemente rispettata, anche se dura un attimo."
(Pier Vittorio Tondelli "Un week-end postmoderno", Milano, Bompiani, 2001, p .146)
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