Un seminario dell'Associazione Docenti Italiani su "L'equità nella tormenta delle riforme scolastiche" - a Bologna, il 4 e 5 marzo 2005: relatori qualificati, l'esperienza di altri paesi, i risultati di alcune ricerche.
In queste note, un breve commento delle Voci (e i consueti rinvii a possibili approfondimenti).
questioni fondamentali
Che ad interrogarsi sul problema dell'equità nei percorsi formativi siano invitati gli insegnanti è cosa di cui ringraziare gli organizzatori: normalmente queste tematiche sono ritenute di competenza esclusiva degli esperti e di coloro che intervengono politicamente sui sistemi scolastici.
Un ulteriore motivo di gratitudine: il convegno ha affrontato un problema che investe la funzione generale della scuola. Possiamo quindi abbandonare, almeno per un momento, le discussioni che tengono il campo ultimamente in Italia - gli obiettivi specifici di apprendimento, le discipline presenti o assenti nel progetto di riforma delle superiori, ed altri argomenti consimili. Si tratta senza dubbio di elementi importanti. Ma non sembra che molte delle diverse prese di posizione discendano da una rinnovata riflessione sui compiti fondamentali della scuola, a partire dal contesto italiano.
equità e rispetto
Perché parlare proprio di equità?
Il problema dell'equità è emerso recentemente, a partire da un'idea più generale: i punti di riferimento delle politiche educative sono l'efficacia, l'efficienza, la qualità e l'equità.
Il punto di partenza per una riflessione sull'equità è rappresentato dal concetto di giustizia formulato nel 1971 da Rawls: "insieme di regole relative alla distribuzione dei beni, intesi in senso lato, che permette o favorisce la convivenza sociale". In base a questa nozione l'uguaglianza deve essere coniugata con la libertà individuale.
In campo educativo l'equità può essere considerata da tre prospettive:
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