Voci del verbo insegnare

Un banco per Zawadi

Voci

(giugno 2004)

Il 31 maggio 2004 al teatro Medica di Bologna c'è stata la rappresentazione dello spettacolo Angeli varietà. La grande storia, scritto, recitato, suonato, cantato e ballato dalla compagnia "Attori per caso".
Immagino la perplessità di chi legge. Allora, per fare un po' di luce, occorre raccontare quello che ha portato alla sua realizzazione.
 


Lo spettacolo Angeli varietà. La grande storia ha avuto la sua origine lontana dall'incontro tra Bruna che, come lei stessa dice, da alcuni anni trascorre le vacanze estive in Tanzania a svolgere piccole azioni di volontariato, le maestre Barbara e Annamaria e i bambini delle classi 5C e 4B delle scuole elementari Don Milani. Insieme hanno svolto un'attività per conoscere, riflettere e discutere sulla realtà dell'isola di Mafia e di Mgongo.
E qui ci vuole Una digressione - un piccolo racconto collettivo per fornire alcune informazioni indispensabili…

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appunti sull' isola di mafia
L'isola di Mafia, nell'Oceano Indiano di fronte al delta del fiume Rufiji, è una delle tre isole della Tanzania; gran parte dell'isola si trova nel Mafia Island Marine Park, istituito nel 1994.
Il nome Mafia deriva, probabilmente, da una parola araba che significa gruppo o arcipelago e non ha nulla in comune con la parola italiana. L'isola è lunga circa 48 km e larga 17 km ed è circondata da isolette, alcune delle quali abitate; nell'arcipelago vivono circa 45.000 persone.
La capitale del distretto, Kilindoni, è dotata di un piccolo aeroporto, di uffici governativi, di una banca, di un ufficio postale, di un telefono a manovella che permette di comunicare, tramite operatore, solo con la Tanzania.
Il porto non ha le banchine: le barche a vela si fermano al largo e sono scaricate, senza alcun aiuto meccanico, solo durante la bassa marea.
Le attività economiche sono connesse alla pesca e alla coltivazione di cocco e arance.
Il turismo, gestito principalmente da europei, ha modificato di poco la vita degli abitanti: è un turismo di élite, si esaurisce nelle strutture "protette" dentro il parco marino, ha contatti sporadici con la popolazione.
I problemi principali sono legati alla sanità e all'istruzione. Volontari italiani hanno restaurato l'ospedale di Kilindoni e lo stanno rendendo sempre più efficiente, anche se la chirurgia è ancora un sogno e per i problemi gravi bisogna affrontare un lungo e disagevole viaggio in barca per arrivare a Dar (l'aereo è troppo costoso per gli abitanti dell'isola).
L'istruzione in Tanzania è pubblica e diffusa in ogni villaggio, consiste in poche strutture, in un libro ogni sei o sette studenti, in un docente che può avere anche settanta studenti e, più il villaggio è lontano, più è difficile ottenere sussidi e insegnanti.
A Mafia ai problemi endemici di tutta la Tanzania si aggiungono quelli legati all'isolamento: pochi insegnanti, scarse possibilità di continuare gli studi dopo la scuola dell'obbligo, per i collegamenti inesistenti col resto del paese. 

un banco per zawadi
Ha un sorriso furbetto, grandi occhi scuri e un viso dai tratti delicati: si chiama Zawadi, è un bimbo tanzaniano che vive con la famiglia nel villaggio di Micheni, sull'Isola di Mafia. Zawadi ha compiuto sei anni, a gennaio inizierà a frequentare la prima elementare e come tutti i bimbi è curioso e pieno di entusiasmo per questa nuova avventura.
Ha la sua divisa, di cui è orgogliosissimo, camicia bianca e calzoncini blu, un po' rattoppata qua e là, perché già usata dal fratello maggiore. In un sacchetto di plastica a righe bianche e rosse ha preparato il suo quadernino azzurro a quadretti, la matita e una penna. Tutto pronto per il grande giorno, quando potrà finalmente varcare la soglia della Mingi Shule.
La scuola elementare di Micheni si trova ai limiti del villaggio, poco lontano dalle capanne; è un semplice edificio basso, costruito in muratura, con un tetto di lamiera. Sette aule, l'ufficio degli insegnanti e quello del preside, un grande cortile dove è disegnata con bastoni ficcati nel terreno una cartina dell'Africa; dalle finestre, con le inferriate ma senza vetri, si vede la distesa di palme e banani e, al di là del boschetto di mangrovie, il verde e blu dell'Oceano.
L'istruzione primaria è obbligatoria in Tanzania, quindi alla scuola elementare ci sono tutti i bambini di Michemi, dai sei ai quindici, forse sedici anni: sono più di trecento, divisi in sette classi di circa cinquanta studenti ciascuna.
L'immagine delle aule però è un po' strana: sì, perché non esistono i banchi e i bambini, seduti in terra a gruppetti di sei, leggono da un unico libro e copiano quanto scritto sulla lavagna dalla maestra, silenziosissimi e attenti.
Sarà così anche per Zawadi e i suoi piccoli amici, seduti per sei o sette ore sul pavimento di cemento o sulla terra: in un paese povero, è il prezzo da pagare per imparare a leggere e scrivere. 

il villaggio di mgongo
Mgongo è un piccolo villaggio, alla periferia della città di Iringa, in mezzo alla savana africana: lì missionari italiani hanno creato una scuola professionale, il Vocational Training Centre, dove sessanta ragazzi studiano per imparare un mestiere. Shukrani, vent'anni, alto e atletico, sorridente e cordiale, viene dal lontanissimo villaggio di Makambako; ha studiato qui per tre anni e ha conseguito il diploma in falegnameria. È un ragazzo serio e responsabile ed ora lavora come assistente di laboratorio, in attesa di iniziare una nuova esperienza di cooperativa con alcuni compagni. 

l'idea
Mentre Shukrani ci accompagna a visitare la scuola, un'idea si affaccia alla nostra mente. - Sapreste costruire dei banchi? - Chiediamo. La richiesta di procurare ottanta banchi era stata fatta dai maestri dell'isola di Mafia. Certo, possiamo vedere pure il modello: banchi di legno, semplici e solidi, la panchetta per sedersi, lo spazio per scrivere comodamente e persino il cassetto per i quaderni.
Forse farebbero sorridere i nostri studenti italiani, ma risveglierebbero di certo ricordi e nostalgie di genitori e nonni, che su questi banchi hanno iniziato la loro avventura scolastica.
Shukrani ci guarda un po' stupito, ma intanto una luce nuova accende i suoi occhi neri. Ottanta banchi per la scuola di Micheni sono un dono prezioso: significano lavoro, possibilità di guadagnare e di comprare le prime indispensabili macchine per la cooperativa.
Il pensiero torna subito a Zawadi, con la sua divisa, povera ma pulita, e il sacchetto di plastica a righe. Forse, grazie a Shukrani, all'inizio dell'anno scolastico avrà già il suo nuovo banco.
I banchi viaggeranno da Mgongo a Mafia, dove è impossibile produrli, permetteranno a 80 bambini di non stare seduti per terra, daranno lavoro alla costituenda cooperativa di ex allievi della scuola professionale.
Sarà un caso, sarà il destino, chi lo sa, ma in lingua Swahili, Zawadi significa dono e Shukrani significa grazie. _______________________________________________________________
Ora, può riprendere il racconto di quanto è accaduto a Bologna.
Le maestre Barbara e Annamaria, non paghe del lavoro in classe, hanno coinvolto i genitori di tutto il 13° Circolo (35 classi!) in un'iniziativa originale dal doppio significato: creare un ponte tra i bambini italiani e quelli dell'isola, dimostrando che anche gli adulti/genitori sono capaci di mettersi in gioco con modalità non usuali. È nato così un gruppo teatrale fatto di genitori che, sotto la guida di un regista, ha lavorato tutti i lunedì sera per mettere in scena uno spettacolo creato apposta per i bambini e a favore di altri bambini.
Ed ecco spiegato il nome della compagnia teatrale "Attori per caso" e il significato dello spettacolo.
A tutto quello che è stato detto bisogna aggiungere un finale.
La sera del 31 il teatro era pieno di adulti e di tanti bambini ciarlieri, esuberanti e partecipi.
I bambini dell'isola di Mafia potranno avere anche un libro di matematica e uno di inglese sui loro nuovi banchi.
Qualcuno forse dirà che, in fondo, si è trattato solo di beneficenza.
No, perché quello che è stato realizzato ha voluto dire lavoro, fatica, entusiasmo, timore di non riuscire, gioia…E anche perché è stato un viaggio avventuroso intrapreso da bambini ed adulti verso un'isola misteriosa, che, alla fine, è diventata familiare e vicina.

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