Le Voci si sono già occupate del tempo pieno e in particolare del rischio che i nuovi provvedimenti proposti dal governo possano di fatto ridimensionare, o addirittura cancellare, questa importante esperienza didattica.
Tornano ora su questo tema cruciale e propongono due testi: un'intervista al maestro Gianluca Gabrielli, seguita dalla presentazione di un curricolo didattico sperimentato alle scuole Fortuzzi.
TEMPO LARGO, TEMPO DISTESO: INTERVISTA A UN MAESTRO
In questi mesi si é assistito ad una mobilitazione partecipata e tenace di insegnanti e famiglie in difesa del tempo pieno nella scuola elementare.
Gianluca Gabrielli, un maestro che insegna in una scuola elementare a tempo pieno (la scuola Fortuzzi, di Bologna), può farci capire quali sono i timori legati all'attuazione della riforma Moratti.
L'intervista che segue (curata dalle Voci) ha bisogno, però, di un'ambientazione: un luogo da immaginare in cui trovi la sua giusta collocazione. Questo luogo non può che essere una scuola, circondata dal verde, dagli spazi grandi e allegri, nell'ora del pranzo, con bambini e insegnanti che chiacchierano fra di loro e che, dopo aver mangiato, fanno cose diverse, in un ordinatissimo caleidoscopio…
Il movimento per la difesa del tempo pieno è stato accusato di non aver capito la legge di riordino dei cicli che, in realtà, ne consentirebbe la continuazione.
"Il decreto prevede 27 ore settimanali di scuola più 3 (facoltative-opzionali) e la possibilità di 10 ore aggiuntive (il tempo mensa) a richiesta dei genitori, per un totale di 40 ore settimanali. Il numero delle ore rimane identico, ma il tempo pieno non si caratterizza in termini quantitativi, come semplice permanenza dei bambini a scuola."
Scusa l'interruzione, ma cosa significano le 3 ore facoltative-opzionali e le 10 di tempo mensa?
"Per quanto riguarda le tre ore, le scuole debbono, obbligatoriamente, predisporre delle attività, le famiglie potranno decidere se e quale far frequentare al proprio figlio. Il tempo mensa, poi, nella realtà odierna del tempo pieno, è gestito dagli stessi insegnanti e non rappresenta solo il momento in cui i bambini mangiano, ma anche uno spazio nell'arco della giornata in cui essi liberamente raccolgono dati da utilizzare successivamente.
Nel tempo pieno si hanno due insegnanti che organizzano complessivamente l'attività didattica: vi è unità, la possibilità di lavorare in modo più disteso, con tempi non rigidi e segmentati, ma secondo le esigenze dei bambini. La scuola, che prefigura la riforma Moratti, riduce e disarticola questa il percorso.
Questo spiega i motivi che inducono i genitori a volere il tempo pieno che non solo risponde ad un'esigenza sociale, ma che lo fa qualificando la sua offerta.
Senza dubbio, a Milano la percentuale di scuole a tempo pieno supera l'80%, così come è molto alto il numero a Roma; a Bologna si va oltre il 60% e la media nazionale è del 23/24%. Percentuali molto basse si registrano al Sud, per carenze strutturali."
Proprio dove ce ne sarebbe più bisogno!
"Sì, perché questa forma di organizzazione è particolarmente vantaggiosa per gli alunni più deboli, favorisce la capacità di ascolto e consente maggiori spazi di socializzazione.
Attualmente qual è la posizione del governo?
Sembra che verranno introdotti degli emendamenti, per la pressione dell'Associazione dei Comuni e della Conferenza delle Regioni: la gratuità delle 3 ore facoltative-opzionali, il mantenimento per un anno del doppio organico sulla classe e il tempo mensa gestito dagli insegnanti.
I tempi sono strettissimi: il decreto va ripresentato entro il 23 gennaio."
Salvare il doppio organico?
"Nel tempo pieno l'organizzazione più diffusa è quella di due insegnanti per classe in una gestione paritaria sul totale delle quaranta ore, con quattro ore di compresenza. Nella scuola prefigurata dalla riforma vi è un insegnante prevalente con 18 ore di insegnamento su 27 e questo comporterebbe, inevitabilmente, una diminuzione dell'organico."
Cosa significa essere due insegnanti che lavorano sulla stessa classe?
"Devi imparare a collaborare, perché il percorso è comune e non sei solo tu nella classe.
La tua azione, proprio per il confronto con l'altro insegnante, diventa più equilibrata.
Le ore di compresenza, poi, consentono la divisione in gruppi che possono svolgere attività diverse: di recupero o di arricchimento."
Quindi bisogna difendere questa esperienza.
"Il tempo pieno è sorto per rispondere ad esigenze sociali, nel momento in cui era anche sentita con forza la necessità di un rinnovamento didattico; vi è stata un'evoluzione storica dalle prime forme, in cui alla scuola della mattina si aggiungeva il doposcuola, fino ad arrivare all'organizzazione e alle modalità didattiche attuali. " Tempo pieno? Forse sarebbe più giusto chiamarlo tempo largo, tempo disteso. Soprattutto, una risorsa, una scelta lasciata alle famiglie su come il tempo dei figli possa essere impiegato nel migliore dei modi, una scelta che la riforma abolisce. Le materie opzionali, oltrechè a pagamento, frammenteranno l'esperienza del gruppo, il senso della classe che fa cose insieme; sarà vanificata una vera e propria teoria pedagogica che vede nello stare a scuola il germinare di legami forti tra coetanei, l'occasione per cimentarsi con attività diverse e consone alle personalità in formazione dei bambini, l'instaurarsi di rapporti bambino-adulto (non si fa notare ovunque che la scuola è l'ultimo luogo in cui le generazioni si confrontano?) anche al di fuori della gerarchia. Il tempo pieno "porta fuori" queste istanze, letteralmente "educa".
Chi ha raccolto questa intervista ha forse avuto una visione: aule grandi e colorate, spazi aperti per attività diverse, tavoli apparecchiati dove bambini e maestri mangiano insieme, la pausa dopopranzo gestita dai bambini nella tranquillità, l'uscita in giardino, la biblioteca dove leggere insieme, il lavorare al pomeriggio ascoltando musica classica.
Una visione, non c'è che dire. Un cartone animato… ma con tanto di campanello all'ingresso! Se i cittadini di domani fossero educati così ci sarebbe da stare tranquilli… (che sia questo che crea problemi, al ministero?)
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UN'ESPERIENZA DI TEMPO PIENO
Nell'officina delle civiltà
Curricolo didattico sperimentale finalizzato all'apprendimento
degli elementi culturali legati ai quadri di civiltà
Sperimentazione didattica relativa all'anno scolastico 2001-02, classe II B, scuola Fortuzzi
Insegnanti Carla Carpigiani, Silvia Fedozzi, Gianluca Gabrielli
Nella sezione della storia dei curricoli proposti per la scuola di base nella primavera del 2001 erano esplicitamente previsti due anni (3° e 4°) dedicati alla comprensione dei quadri di civiltà.
Questa indicazione didattica riguardava l'ambito antropologico in generale e prevedeva la presentazione di civiltà geografiche e storiche riferite alle tre tipologie principali: Cacciatori-raccoglitori, Agricolo-pastorale e Civiltà industriale. Questi quadri di civiltà dovevano essere presentati nella loro concretezza e avrebbero così fornito una prima impalcatura per far comprendere agli allievi le diverse relazioni sociali e culturali che si strutturano tra l'uomo e l'ambiente e tra gli uomini.
Ora la sospensione della riforma interrompe l'applicazione dei suddetti curricoli e apre una fase di riflessione e ulteriore sperimentazione.
Per queste ragioni abbiamo pensato di formalizzare, nell'anno scolastico 2001-02 nella classe 2a B della scuola Fortuzzi, la presente proposta di sperimentazione di curricolo antropologico alternativo da affiancare al normale curricolo previsto e da condurre in sinergia da tutti gli insegnanti di classe: Carla Carpigiani (titolare dell'area), Gianluca Gabrielli (titolare dell'area scientifico-tecnologica) e Silvia Fedozzi (insegnante di sostegno alla classe).
In questo caso la proposta di un curricolo per quadri di civiltà è destinata ai bambini di seconda e si distingue dalla proposta curricolare nazionale in quanto interviene in un momento precoce dell'apprendimento antropologico, quando per gli alunni le relazioni sociali della società in cui viviamo sono in via di acquisizione. La scelta sperimentale consiste nell'operare una riduzione ai minimi termini delle caratteristiche storico-geografiche dei quadri di civiltà proposti, ottenendone così una sintesi "sociologica". Non verranno proposti cioè quadri storici o geografici precisi come il paleolitico o la società aborigena australiana: i bambini e le bambine potranno sperimentare e conoscere durante l'anno una sintesi sociologica tra i due.
La scelta dei quadri di civiltà non coprirà tutti i tempi dedicati all'attività antropologica ma solo una parte (continueranno ad esempio le unità didattiche sulle fonti storiche ecc.). L'attività sarà distribuita lungo tutto l'anno scolastico poiché, come si mostra di seguito, si tratta di pratiche destinate a crescere e strutturarsi progressivamente fino a completarsi nel corso di due quadrimestri (di un anno solare, con tutti gli avvicendamenti stagionali).
Il coinvolgimento dell'insegnante dell'area scientifica e dell'insegnante di sostegno sono motivati principalmente dal costume, ormai radicato nel team, di procedere attraverso una forte integrazione degli interventi sia in fase di progettazione che in quella di realizzazione. Inoltre il progetto si compone di aspetti di 'educazione tecnologica' e prevede un'organizzazione legata alle finalità di integrazione degli alunni.
Organizzazione generale del lavoro
All'inizio dell'anno scolastico saranno costruiti tre grandi cartelloni di SFONDO che verranno disegnati e dipinti dai bambini su indicazione degli insegnanti. Gli SFONDI saranno numerati dall'1 al 3 e funzioneranno come integratori e memorizzatori tridimensionali delle esperienze che le bambine e i bambini vivranno di volta in volta durante l'anno.
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