Voci del verbo insegnare

Sull'insegnamento di "storia delle religioni". Una non modesta proposta

Rita Tamba

(gennaio 2004)

"Lo so, è sicuramente superato, buono quando la cronaca ci fa parlare di crocifissi dentro e fuori classe. Tuttavia è un pensiero che riaffiora. É possibile nella scuola statale italiana istituire l'insegnamento di Storia delle religioni, come percorso culturale finalizzato al confronto di civiltà, svolto attraverso la lettura testuale e una corretta contestualizzazione, per accedere al presente con la necessaria alfabetizzazione antropologica? (…)"
Così ci scriveva Rita Tamba, invitandoci a promuovere una riflessione su questi temi. Sollecitata dalle "Voci", alla lettera ha fatto seguire la proposta che segue.
 


Alla domanda: Perché l'insegnamento di storia delle religioni?
Provo di rispondere, elencando alcune delle ragioni che, come insegnante e come non aderente ad alcuna confessione religiosa, mi sembrano richiedere una riflessione in merito.
Perché:
La dimensione religiosa attraversa gran parte delle discipline curriculari, come storia, sociologia, filosofia, musica, arte, tutte le letterature, le grandi questioni scientifiche, e lo studio delle religioni è indispensabile per una corretta indagine conoscitiva.
Lo scontro religioso costituisce uno dei fattori dominanti delle tragedie della storia, quando l'identità di fede assume carattere 
etnico e diventa strumento di potere. La presenza culturale delle religioni è, in ogni caso, uno dei fondamenti delle società e occorre conoscerne i tratti e le differenze.
La distinzione tra una scelta confessionale e la portata culturale delle religioni può consentire gli approfondimenti necessari, senza invadere la sfera privata di studenti, famiglie e docenti, favorendo 
una conoscenza basata sul confronto.
Oggi è pensabile che la pluralità delle religioni costituisca la loro forza positiva, mentre l'esclusività ne determini il dogmatismo e la funzione ideologica.
Nelle grandi questioni etiche che si misurano con lo sviluppo tecnologico e con gli interessi economici, la ricerca di risposte semplificanti può confondere i fondamenti di diritto, morale, religione e ricerca scientifica, se non si impara il significato della distinzione, della storicità, della provvisorietà e della dialettica tra le diverse visioni della realtà.
L'adolescenza vive il tema della fede con intensità e conoscere la pluralità delle risposte è un elemento per maturare, affrontando le incertezze e le contraddizioni.
È necessario non lasciare solo ai mass media, attraverso l'informazione, il compito e la responsabilità di far comprendere ai giovani cosa sono le religioni oggi.
La situazione mondiale ci pone quotidianamente di fronte a questioni drammatiche e complesse, nelle quali la componente religiosa ha un ruolo determinante. La trasformazione della società italiana è in gran parte determinata dagli attuali flussi migratori, che richiedono un'adeguata cultura della diversità e dell'integrazione. Questa realtà sociale è del resto già presente nella scuola e dovrebbe costituire una componente basilare per il progetto di studio delle religioni.
È forte il bisogno di pace e oggi, contro le nuove guerre, tutta la cultura ha illuministicamente il compito di educare ai valori di una società multiculturale. Nel benessere occidentale, scoprire le tentazioni razziste e la facilità del pregiudizio confessionale è uno dei modi per prevenirli.
La memoria storica di una comunità deve essere consapevole e critica, non solo emozionale o rituale.
Serve un'istruzione pubblica laica di prospettiva europea, capace di guardare "oltre la siepe". 

A completamento del suo contributo, Rita Tamba segnala l'articolo di Umberto Eco, "Essere laici in un mondo multiculturale", in "la Repubblica", 29 ottobre 2003 - "Alcuni anni fa, e in parte su questo giornale, parlando dell´ondata migratoria che sta trasformando il nostro continente (migrazione di massa, non semplice immigrazione episodica) scrivevo che nel giro di trent´anni l´Europa sarebbe divenuta un continente colorato (…)".

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