Voci del verbo insegnare

"Striscia la riforma": un incontro della rivista "école"

Voci

(settembre 2004)

Il 4 settembre scorso la rivista "école" ha invitato insegnanti, studenti, cittadine e cittadini, associazioni, comitati, coordinamenti, reti a incontrarsi per iniziare a elaborare un catalogo di idee e proposte per dare identità e senso alla scuola pubblica del dopo Berlusconi.
Le Voci hanno raccolto l'invito.
 


ritrovarsi

Una saletta piccola, presso il quartiere San Vitale di Bologna; gente che arriva in treno, in macchina, che si saluta con affetto. Sono di fronte al piacere del ritrovarsi, più che a un convegno, anche se il titolo è stato studiato con acutezza - Striscia la riforma - e dietro agli abbracci serpeggia l'allarme, la pena per questa scuola in rovina, bombardata dalla Moratti.
L'incontro è indetto dalla redazione della rivista "école" (un bell'assaggio sul sito http://www.ecolenet.it/): in particolare Celeste Grossi e Andrea Bagni, qualche docente del movimento di autoriforma gentile (Vita Cosentino), altri del coordinamento nazionale in difesa del tempo pieno e prolungato (Gianluca Gabrielli).
Si intende fare il punto della situazione sui due fronti. Come procede la riforma - perché, ahimè, lentamente avanza, e spacca i collegi docenti; e come pensano di muoversi i docenti che l'anno scorso hanno imparato l'uso della visibilità ed hanno occupato scuole e piazze e pagine di giornali.
Si teme o si sente la paralisi, la stanchezza di ritorno. Eppure c'è anche il gusto di ribadire certi valori condivisi. 

a settembre, la ruota dentata…
Per questo fa piacere sentire Andrea Bagni, insegnante di istituto tecnico, comunicare il suo disagio nella scuola dei primi giorni di settembre vuota di studenti, alle prese con meccanismi che in assenza dei ragazzi appaiono mostruosi; è la ruota dentata che gira a vuoto (e viene da pensare: come sarà la vita segreta della scuola d'estate? Come la casa abbandonata del romanzo "Al faro" di Virginia Woolf?)
Quel che manca in queste giornate "programmatorie" è la dimensione narrativa, quella storia che fa di un gruppo di adolescenti una classe, la tua classe.
L'amaro stupore di Andrea Bagni va invece alle parole mongolfiera del "Profilo educativo, culturale e professionale dello studente alla fine del Primo Ciclo di istruzione (6-14 anni)" (consultabile negli approfondimenti del sito di école): al suo orizzonte salvifico, alla prefigurazione morattiana di un edificio spirituale a dimensione gerarchica; e al corto circuito che si innesta con l'altra coordinata, quella mercantilistica (gli studenti clienti, il tecnicismo). Un supermercato-parrocchia: neanche Rodari se l'era immaginata, una parola valigia come questa! Raro esempio di cultura post-moderna, da manuale. 

la pratica e la politica
L'immagine della ruota dentata deve avere colpito. Anche negli interventi seguenti (Loredana Fraleone, ad esempio) si sente l'anno scolastico aprirsi con pericolosi scricchiolii: le cattedre a 18 ore che fanno perdere posti, la questione tutor nella scuola elementare (di cui a lungo si discuterà nella giornata), la mancanza di risorse. Si vorrebbe un movimento verticale, dalle scuole materne alle università; e il riappropriarsi della politica come pratica quotidiana. Emerge l'esigenza di ripulire il terreno per far ripartire il processo di riforma, creando un impianto culturale alternativo. L'avvocato Corrado Mauceri però dice che un buon programma già c'è: sono i quaranta articoli della Costituzione; e poi cerca di chiarire la questione della libertà di insegnamento, in termini di autogoverno.
Intervengono tanti insegnanti da scuole diverse, con mille casi da raccontare, da segnalare. Vita Cosentino, ad esempio, interpreta l'aggettivo "pubblica" accanto a scuola in modo originale: il lavorio segreto, che non esce dall'aula, non paga - ben lo sanno i detrattori della scuola statale, i vari Ferrara, che si appropriano delle "trasgressioni" per farne un caso; bisogna giocare il loro stesso gioco.
Ma sono tante le cose dette: restano in sospensione prima di depositarsi sul foglio, non si vorrebbe dimenticarle. 

storie
La stanzetta è piccola, fuori c'è il gran sole dell'estate che non vuole cedere. E la prossima settimana, tenere i ragazzi in classe sarà una bella sfida…
Sfoglio i vecchi numeri di  école; è proprio un'ottima rivista, elegante, curata, con una armonica mistura di testimonianze diverse, dalle materne alle superiori, e la capacità di cogliere il cuore dei problemi. L'ultimo numero ha in copertina un disegno infantile - così mi disegnava mia figlia da piccola e così disegnano tutti i bambini del mondo.
Penso alle storie che i maestri del mondo raccolgono - quelle bellissime di Giuseppe Pontremoli, ad esempio, ma anche quelle delle mie classi, dei miei studenti. Le storie preziose che fanno di me un'insegnante, in barba alle riforme striscianti.
E so che solo una storia potrà salvarci.
  
(Il libro di Giuseppe Pontremoli è recensito nella sezione Finestre.)
 

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