Tobias Wolff, Quell' anno a scuola, Torino, Einaudi, 2005, pp. 241, € 10,80 (trad. Alessandra Montrucchio).
Un titolo diverso in traduzione (l'originale riporta "old school", e vi si sente forte la nostalgia, la distanza) per un bel romanzo ambientato in un college maschile americano che richiama certe atmosfere alla "giovane Holden": qui però gli studenti hanno smanie letterarie, curano una rivista, scrivono racconti e attraverso un concorso che premia il racconto più bello hanno l'opportunità di un incontro privilegiato con i loro scrittori mito. L'ultimo dei quali potrebbe essere il grande Ernest Hemingway… per incontrarlo si scatena la battaglia, e il protagonista narratore arriva - del tutto inconsciamente - a commettere un plagio…
Il romanzo è ben condotto ed incantevole nel delineare l'importanza quasi maniacale, il significato di rivincita che la lettura e la scrittura possano avere per un gruppo ristretto di adolescenti; molto vive sono anche le descrizioni degli insegnanti, del loro modo di vedere la vita, del loro ruolo nei confronti degli studenti - valga per tutte questa bella riflessione su un docente che per questioni personali lascia ad un certo punto il college (ma poi ritornerà): "Per trent'anni aveva vissuto parlando con i ragazzi, e aveva risposto delle loro idee su come funzionavano le cose, del loro scetticismo e, quel che era più grave, della loro fiducia. Perfino quando era da solo leggeva e pensava come se fosse con loro, e questo lo rianimava, gli dava euforia. Adesso leggeva in solitudine e pensava in solitudine e si accorgeva a malapena di essere vivo."
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