Letture minimali, libretti che non pesano e stanno negli zaini e nelle sporte. Libretti che sembra non prendano spazio e invece scavano, sommessi, senza rumore – un accompagnamento delle Voci per le vacanze.
Francesca Rigotti, La filosofia delle piccole cose, Novara, Interlinea, 2004, pp. 89, € 10.
Roberto Benigni, Vincenzo Cerami, La tigre e la neve, Torino, Einaudi, 2006, pp. 184, € 12.
W. G. Sebald, Il passeggiatore solitario. In ricordo di Robert Walser, Milano, Adelphi, 2006, pp. 60, € 5,50.
Patrizia Cavalli, Pigra divinità e pigra sorte, Torino, Einaudi, 2006, pp. 149, € 12,50.
Francesca Rigotti, La filosofia delle piccole cose L’auspicato secolo delle piccole cose di Arundhati Roy, le piccole cose buone, perfette, di Nietzsche, le artes minores, le cose di Heidegger, “Semplice è la cosa: la brocca e il banco, il ponticello e l’aratro”.
Fare un rosario: ecco l’idea di questo libro – piccino – di cose infinitesime: la rosa, la tromba, la polvere, la scopa, i remi, il pane. Sul filo dell’alta filosofia (Francesca Rigotti è autrice dello splendido “Il filo del pensiero”, Il Mulino, 2002) e sulla scorta di Hermes dio delle soglie (l’ultima pubblicazione di questa filosofa, esile e sottile nel portamento ma perentoria nella voce – l’abbiamo sentita all’istituto Gramsci nella primavera scorsa in uno degli incontri condotti da Carlo Galli – è “Il pensiero pendolare”), si entra in un mondo in cui tutto si rovescia e il domestico, l’accoglienza, il discorrere, l’attenzione diventano i valori veri. Come scriveva Francis Ponge, padre del partito delle cose, in un’intera opera dedicata al sapone, (Gallimard, 1967), “ il sapone ha molto da dire. Lo dice con volubilità ed entusiasmo. Quando ha finito di dirlo, non esiste più” Roberto Benigni, Vincenzo Cerami, La tigre e la neve Nel novero degli oggetti piccoli e inconsistenti sicuramente bisogna mettere il rovescio delle cose: quell’intrico di fili e nodi che, dall’altro lato, fanno il sorprendente disegno del ricamo. La sceneggiatura del film di Benigni, proposta con il suo “scioglimento”, cioè la dichiarazione della quantità di citazioni e dei debiti letterari, rappresenta proprio questo. Un gioco intelligente è seguirne le tracce e raccogliere come Pollicino i segnalibri che fanno da indicatori, se solo si è pronti, in un giorno d’estate, ad obbedire “con esuberanza” a Benigni professore-poeta:
“Seguite le mie parole e non state a sentire quello che dico”. W. G. Sebald, Il passeggiatore solitario. In ricordo di Robert Walser “Le tracce che Robert Walser lasciò sul suo cammino sono così lievi che hanno rischiato di disperdersi”. Così comincia lo scrittore Sebald a parlare dello scrittore Walser, e in qualche modo è come se parlasse di quegli oggetti umilissimi di cui Walser fece l’elogio: “si può essere più arrendevoli e pazienti della cenere?”. All’interno dei walseriani microgrammi, foglietti volanti e scritti col lapis, Sebald riconosce che le cose “si danno rapidamente il cambio in Walser” e “le sue scene durano appena un battito di ciglia”. Per questo insegue i suoi passi e, letteralmente, i suoi “giri di parole ( “non sa più esattamente se si trova in mezzo alla strada o nel bel mezzo di una frase”), verso una vita di clandestinità, nel suo sogno di dileguarsi tacito e lieve.
Eppure, questa presenza così delicata, quanto è importante per gli scrittori successivi e per Sebald stesso! “Su tutte le strade che ho percorso, Walser mi è stato sempre accanto. Basta che io sospenda per un attimo il mio lavoro quotidiano, ed ecco che lo vedo un po’ in disparte, l’inconfondibile figura del viandante solitario che si guarda d’attorno”. Patrizia Cavalli, Pigra divinità e pigra sorte In questa filosofia del piccolo non può non stare un libretto di poesia. Il piacere di una copertina tutta bianca, segnata solo di caratteri neri. È un progetto che proviene dai tempi del grande editore Giulio: i libretti della collana bianca di poesia Einaudi. Impresa sottilmente complessa, scegliere i versi che figurano in copertina – vera soglia catturante.
Non apre un varco di estate la poesia che segue? Questo tempo sabbatico
Prima di una partenza, questo tempo
Rubato al tempo, questo tempo non mio
Né di altri, il tempo della valigia
e del ritardo, questo lusso sospeso,
questo margine ricco,
quando audace e irresponsabile posso
quello che neanche gli anni mi conducono,
dove accorrono i pensieri più negletti
e sono accolti, e tra un pigiama
e una camicia s’insedia maestoso
ma arrendevole il possibile,
dove potrei persino telefonarti e dichiararmi
folle d’amore, questo unico tempo vero
involontario che ci è dato
per grazia di partenze, questo
non è nient’altro che preghiera.
Fondazione Istituto Gramsci Emilia-Romagna | via Galliera 26 - 40121 Bologna | T 051 231377-227971-223102 | F 051 228235 | segreteria@iger.org | CF 91272570374 | credits | accessibilità
