Voci del verbo insegnare

Quanti errori sulla scuola: un pamphlet di Di Raimo

m. i.

(maggio 2008)


“Quanta cura amorevole, quale fervido ingegno e quanto generoso impegno si richiedono ogni giorno ai docenti chiamati ad esercitare il loro ministero nelle pubbliche scuole!” Con queste alate   parole comincia il volumetto di Umberto di Raimo Sillabo. Ovvero catalogo di quaranta proposizioni erronee intorno alla scuola pubblicato nel 2005 da Pendragon. In esso l’autore- docente mostra la capacità di usare l’arma della fine ironia per dire il politicamente scorretto, l’interdetto: che gli insegnanti non possono essere continuamente giudicati da chi non ha mai insegnato, che il vuoto delle famiglie e delle istituzioni la scuola non riesce a colmarlo, che le ricorrenti e interrotte riforme del sistema scolastico tendono a fare più male che bene.

Con un linguaggio tra l’indignazione gaddiana e il pamphlet settecentesco Di Raimo, professore di frontiera perché ogni giorno è dietro la cattedra  di un istituto professionale di Reggio Emilia, punta il dito contro il re e rivela che  è nudo. Lo fa affidandosi al senso divergente della forma, se non è inerte- e non lo è – la particolare struttura del Sillabo, quell’elenco di errori del proprio tempo, capolavoro del pensiero reazionario, pubblicato  dal Papa Pio IX  insieme all’enciclica Quanta cura l’otto dicembre 1864, in piena attuazione della fase risorgimentale. “Quanta cura…” appunto. Dall’inconsueto scranno di novello papa, pur dimezzando le dosi (quaranta proposizioni anziché le originali ottanta), il professore inchioda allo spillo del collezionista le frasi fatte, i proclami vuoti, le malevole insinuazioni, gli scoop giornalistici che da ogni dove (e questo lo sottolinea) provengono contro la scuola. Lo fa per amore di verità, e per dare agli insegnanti in attività una chiave di lettura del senso del proprio operare. 

Voci del verbo insegnare, all’interno della Fondazione Istituto Gramsci ha invitato a discutere di questi temi l’autore di questo libello insieme a due colleghi, Giorgio Zanetti, e Alberto Bertoni, in qualità di “esperti dei fatti”: entrambi hanno insegnato a lungo nella scuola superiore e l’autorevolezza  che si sono conquistati in anni di insegnamento, di ricerca, di scrittura può loro permettere, sulla base delle provocazioni di Alberto Sebastiani, in veste di intervistatore, e delle domande di chi vorrà intervenire, di dipanare insieme a Umberto Di Raimo una matassa intricata e dolente. Per cominciare a parlarne, ad uscire dalla logica delle lamentazioni e delle  tribù. Magari anche con la levità dell’ironia.

Lunedì 26 maggio alle 17,30 in sala dell’Aquila, via Galliera 26, Bologna.   

(pubblicato su Il Domani,25/5/2008)

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