Voci del verbo insegnare

Quale formazione per gli insegnanti? Documenti e osservazioni

Voci

(gennaio 2004)

Quanti anni sono necessari per formare un insegnante? Quali le modalità più opportune? E come valutare il percorso svolto? Queste, tra tante altre, le domande che si pongono a chi rifletta sulla formazione degli insegnanti.
Le Voci danno spazio alla discussione e propongono una breve selezione di alcuni interventi sulla questione, seguiti da stralci della normativa esistente.
 


Quando c'era il ministro Berlinguer… 
"Per insegnare una materia occorre innanzitutto conoscerla a fondo. E questo non si può ottenere in tre anni, dato il livello medio dei diplomati che si iscrivono all'università. […] Una buona preparazione disciplinare richiede almeno cinque anni di studio […]. Per la formazione pedagogica e il tirocinio un anno nella Scuola di specializzazione è sufficiente. Riservare due anni interi all'aspetto pedagogico e solo tre a un'infarinatura della materia da insegnare avrebbe conseguenze disastrose nella scuola. Prevedere un solido iter formativo, inoltre, è l'unico modo per valorizzare qualunque professione. Ritenere che si possa insegnare storia, italiano o matematica dopo averle studiate solo per tre anni significa declassare, di fatto, la professionalità dei docenti".
Questa era l'opinione espressa da Nicola Tranfaglia in un'intervista del luglio 2000. Tranfaglia, all'epoca preside della facoltà di lettere di Torino e presidente della commissione interministeriale scuola-università, sosteneva dunque un modello di formazione 3+2+1 - ovvero laurea triennale + laurea specialistica + scuola annuale di specializzazione ("Il Sole 24 Ore", 22 Luglio 2000). Quindi proseguiva sostenendo che

"Non si diventa buoni insegnanti studiando la teoria, ma imparando a trasmettere nel modo più efficace, attraverso un tirocinio guidato, dei contenuti disciplinari profondi e aggiornati. " Diversa era la posizione di Giunio Luzzato, Presidente del Centro Interdipartimentale di Ricerca Didattica di Genova, favorevole alla formula 3+2 - ovvero laurea triennale + scuola di specializzazione professionalizzante biennale (intervista di Andrea Casalegno, "Il Sole 24 Ore", 18 Agosto 2000).

"Cinque anni complessivi per la formazione iniziale di tutti i docenti […] corrisponde alla scelta di tutti i Paesi europei, che prevedono da quattro a cinque anni, con la sola eccezione della Germania, che peraltro ha i sei anni solo per la secondaria.
L'intera nostra riforma degli studi punta ad accorciare i percorsi di formazione iniziale, anche perché si evidenzia la rilevanza della formazione continua, che comporterà periodici ritorni a momenti di studio. Portare a sei anni la formazione anche degli insegnanti del primo ciclo andrebbe totalmente in controtendenza.
Inoltre, il nodo della riforma universitaria è la costruzione della laurea (triennale) come percorso utile, salve eccezioni molto particolari, per l'accesso a tutte le professioni. Se venisse deciso che per gli insegnanti - quasi un milione di persone! - essa non è sufficiente per accedere non si dice al lavoro, ma neppure allo specifico corso di studi che prepara al lavoro stesso, l'idea della laurea come titolo universitario significativamente spendibile verrebbe uccisa prima ancora di nascere".
In questa prospettiva Luzzatto assegna grande importanza alle capacità relazionali dei futuri insegnanti.

"[…] l'università deve preparare gli insegnanti, oltre che come competenti nella propria disciplina (condizione senz'altro necessaria, ma non sufficiente), come professionisti: conoscitori delle tematiche relative alla mediazione didattica disciplinare e più in generale ai processi di apprendimento, capaci di relazioni positive non solo con gli allievi ma anche con i colleghi e con il territorio che circonda la scuola". 

La normativa attuale
Le posizioni in parte contrastanti di Tranfaglia e di Luzzatto mostrano con chiarezza alcuni termini della questione (e del dissenso). Benché si tratti di questioni ancora non risolte, oggi i cambiamenti del quadro normativo pongono difficoltà nuove.
Ecco allora alcuni punti significativi delle norme attualmente in vigore..
L. 341/90 - "Riforma degli ordinamenti didattici universitari"
"Il diploma di specializzazione si consegue, successivamente alla laurea, al termine di un corso di studi di durata non inferiore a due anni finalizzato alla formazione di specialisti in settori professionali determinati, presso le scuole di specializzazione […]".
(art. 4 c. 1)
Alla riforma ha fatto seguito l'Allegato C (decreto Ministero dell'istruzione del 26 maggio 1998)
"Contenuti minimi qualificanti della scuola. […]"
Area 1: formazione per la funzione docente. Comprende attività didattiche finalizzate all'acquisizione delle necessarie competenze (Allegato A) nelle Scienze dell'educazione e in altri aspetti trasversali della funzione docente.
Area 2: contenuti formativi degli indirizzi. Comprende attività didattiche finalizzate all'acquisizione di attitudini e competenze (Allegato A) relative alle metodologie didattiche delle corrispondenti discipline, con specifica attenzione alla logica, alla genesi, allo sviluppo storico, alle implicazioni epistemologiche, al significato pratico e alla funzione sociale di ciascun sapere.
Area 3: laboratorio. (art 1, c. 1, lettera e): l'analisi, la progettazione e la simulazione di attività didattiche di cui alle aree 1 e 2 […]
Area 4: tirocinio: (art 1, c. 1, lettera f) le esperienze svolte presso istituzioni scolastiche al fine dell'integrazione tra competenze teoriche e competenze operative. […]" 

L. 53/2003 (delega al governo sull'istruzione; è la cosiddetta "riforma Moratti")
"La formazione iniziale è di pari dignità per tutti i docenti e si svolge nelle università presso i corsi di laurea specialistica, il cui accesso è programmato […]".
(art. 5 c. 1, lettera a)
"coloro che hanno conseguito la laurea specialistica di cui alla lettera (a), ai fini dell'accesso nei ruoli organici del personale docente delle istituzioni scolastiche, svolgono, previa stipula di appositi contratti di formazione lavoro, specifiche attività di tirocinio […]".
(idem, lettera e) 

Ordine del giorno del Senatore Valditara (approvato dalla VII Commissione del Senato, nel corso della discussione sulla legge delega):
"Il Senato della Repubblica […] impegna il Governo: a mantenere la formazione degli insegnanti della scuola secondaria inferiore e superiore nell'ambito delle lauree specialistiche di riferimento per le rispettive discipline (in storia per i futuri insegnanti di storia, in filosofia per i futuri insegnanti di filosofia, e così via); a non attivare alcun tipo di laurea specialistica a carattere didattico-pedagogico quale percorso comune di formazione degli insegnanti" 

I rischi delle attuali proposte
Per finire questo breve excursus, un commento sulle modalità di formazione dei docenti previste con le nuove norme dall'attuale governo.

"[…] La formazione dei futuri insegnanti non è cosa da poco, perché prepara i futuri operatori della scuola. La riforma Moratti cancella una formazione universitaria per tutti gli insegnanti, dalla scuola dell'infanzia alla scuola superiore, che si avvaleva dell'apporto delle scuole per le attività di tirocinio durante il percorso universitario. Si è trattato di una breve parentesi, perché la legge era molto giovane ed è morta giovane (solo 5 anni di applicazione); infatti avremo solo una generazione di insegnanti che ha avuto l'opportunità di imparare anche attraverso la pratica didattica e con l'apporto di docenti provenienti dal mondo scolastico, utilizzati appositamente per facilitare l'acquisizione di competenze professionali molto complesse.
La concezione della formazione, secondo la riforma Moratti, è burocratica e gerarchica: sarà l'università a gestire tutto il percorso formativo iniziale e in servizio per gli insegnanti in sovrastrutture apposite; le scuole saranno solo l'anello terminale per lo svolgimento dei tirocini, con i nuovi insegnanti che faranno attività pratica con contratti di formazione-lavoro, praticamente manodopera a basso costo." 

(Da un intervento di Nadia Bonora, 19 giugno 2003, tratto da
www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=3093;
l'autrice è un'insegnante elementare, utilizzata come supervisore di tirocinio nel corso di laurea in Scienze della formazione primaria di Bologna)  

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