Piero Boitani, Prima lezione di letteratura, Bari, Laterza, 2007, pp. 190, € 10.
Una musa pensosa, una fanciulla velata con le mani sul mento e lo sguardo in contemplazione lontano. Comincia così il libro del comparatista Boitani, famoso per le sue scorribande nel mito di Ulisse. Comincia con la sua definizione di letteratura, sua perché il professore sa che quando si spiega qualcosa bisogna farla passare attraverso di sé, per cogliere l’attenzione altrui. E mette subito in gioco il morire, perché in fondo la letteratura è questo che fa, tiene a bada la morte. Morire, stupire, compatire, rinascere: una bella scala, a guardare subito l’indice che sta in fondo, una costellazione cui Boitani appende immagini e parole di Shakespeare, di Omero, di Dante, della Bibbia. E poi di Eliot, di Tolstoj, di Melville… cuciti tra loro da quei verbi-stelle che illuminano il percorso. Morire, stupire, compatire, rinascere. Quattro azioni umane per cominciare a parlare di letteratura – come è geniale questa collana della Laterza, che con la scusa delle “prime lezioni” ci butta già dentro a grandi questioni, con un linguaggio semplice e coinvolgente, così raro, per i canoni della saggistica italiana!
La musa pensosa si chiama Polimnia, e presiede alla narrazione. Grande segreto, il narrare – “quale scalpello/fu mai così fine da intagliare il pensiero?”
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