Si può arrivare alla teoria definitiva? E cosa c’entra il marketing con Pascoli? Domande sospese, per chi ha voglia di “camminare anche attraverso i campi”, e magari si sente “datata”.
A lezione
“Scusi prof… se continuerò, diciamo all’università, a studiare filosofia pensa che arriverò all’ultima teoria, quella definitiva insomma? E se si, se ne potrà scrivere un’altra?”
Alice dal fondo della classe, inclinando la massa di capelli castani per meglio farsi vedere, chiede.
In un attimo di attenzione silenziosa le compagne si accorgono che c’è qualcosa nell’aria, teso sopra le loro teste dalla cattedra all’ultimo banco: la prof, lasciando il passo che stava leggendo, sta guardando Alice come se fosse un’adulta, non come una studentessa, alla quale fare domande o chiedere silenzio.
Alice, dal canto suo, rientra nel cono d’ombra in cui usa rifugiarsi dietro le compagne dei banchi avanti, e pensa che forse valeva la pena tacere, se non altro per evitare la sensazione che sta provando. Cosa dirà la prof e soprattutto cosa pensano le amiche, visto che ha osato varcare il rigido confine delle domande di rito:
- Posso uscire? Fin dove c’è da studiare? Quando interroga?
Nello stesso tempo prova piacere per questa attenzione su di lei e soprattutto vuol veramente sapere la risposta.
Anche la prof è in attesa, sorpresa di aver udito una domanda vera, di quelle che ti ricordano che puoi dialogare su quel che da mesi stai presentando e spiegando.
Il problema è riuscire a rispondere in termini adeguati e nel giusto tempo di concentrazione che l’allieva può reggere.
Soprattutto non vuole deludere Alice. La sua non è semplice curiosità, ma il tentativo di non sentirsi esclusa dalla giostra che l’attrae: il mondo dei pensieri alti, della ragione che sfida se stessa in punta di fioretto, della sicurezza di saper trovare il posto delle cose, di decidere cosa esiste e cosa no.
Prendendo spunto da una delle ultime righe del testo, la prof ritesse il filo conduttore della ultime lezioni e, senza enfasi, prova a condurre le allieve fuori dall’illusione di percorrere la strada maestra della conoscenza, larga e diritta verso la meta.
Si tratta di camminare anche attraverso i campi, di accorgersi di aver preso direzioni sbagliate e di procedere comunque per il piacere di provare, senza l’ansia del risultato.
Difficile spiegare e ancor di più comprendere questo, nonostante sia presente dalla prima lezione e componga il quadro d’insieme dei contenuti.
Ora Alice ha avuto il suo momento, una risposta solo per lei, le compagne possono riprendere lo spazio consueto, il suono della campana è vicino.
La prof approfitta, complice l’intervallo, per rifugiarsi in un sentiero fuori strada, senza pensieri, in libertà.
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Sala insegnanti
- Ciao
- Salve
- Sei nuovo?
- Sì
- Di che materia?
- Sono supplente
- Di chi?
- Me ne vado venerdì
- Così presto?
- Sono qui da due settimane
- Ahaa
- Mi hanno detto che c’è una circolare nuova su alcuni consigli di classe speciali
- Forse, anzi dovrebbe essere qui nel registro. Però io non l’ho vista.
- Va bene chiederò in segreteria.
- Se ti rispondono.
- Finora l’hanno fatto.
La collega guarda il giovane collega, che continua ad armeggiare nella sua cartella.
Il volto è rigido, imbronciato. Avrà poco più di 30 anni, ma sembra un ragazzo, un ragazzo stanco. La sua scortesia le fa provare un’acuta antipatia verso questo “futuro insegnante” che, a quanto pare, ha più l’atteggiamento di uno studente.
Si rifugia nelle pagine del testo che le è stato appena inviato da una casa editrice.
Alcuni colleghi, entrando, salutano frettolosamente poi escono verso le classi.
Di nuovo soli.
Il collega, dall’altra parte del tavolo, sta sfogliando un libro.
La collega non riesce a frenare l’impulso di osservare di quale testo si tratti, se non altro, - si dice – per sapere chi sostituisce.
Non ci riesce, si rimette a leggere, ma non può trattenere lo sguardo quando dalla copertina del libro del giovane spicca un titolo in inglese su marketing e affini.
Chissà quale modulo stanno facendo e in quale classe?
Entra una collega di lettere e chiede, rivolgendosi a lui:
- Allora, come sono andati i compiti?
- Abbastanza bene, ce n’è qualcuno anche buono
- Sì, del resto il saggio su Pascoli non era difficile.
Modulo, marketing, Pascoli. La collega guarda di nuovo il giovane. Lo vede improvvisamente diverso e si sente così “datata”.
Sorride dentro di sé pensando agli improbabili collegamenti, tra marketing e letteratura, cui la prassi didattica più recente l’ha addomesticata, invece questo ragazzo dai modi sbrigativi, mentre supplisce un insegnante, sta forse preparando un concorso o un colloquio di lavoro e la competenza richiesta non era di sicuro contemplata nei suoi studi universitari, visto che sta insegnando Italiano in quinta.
Le vien voglia di parlargli, di dire qualcosa di utile, addirittura.
Ma si trattiene, quel tanto che basta per vederlo uscire, dopo aver rimesso i fascicoli in borsa.
- Ciao
- Arrivederci.
Il collega con lo sguardo le risponde che sarà difficile, soprattutto lì e in quella veste.
La collega lo sa e in silenzio saluta l’ex studente di una delle tante possibili classi della sua vita e prova, con sollievo, simpatia.
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