Voci del verbo insegnare

Pasolini e la scuola

Roberto Fiorini, Voci

(febbraio 2006)

La presentazione di un libro, le parole di un maestro appassionato che vuole abolire la scuola, la ricerca paziente di un pezzetto di verso; e una buona compagnia per le Voci, in un pomeriggio di neve, sotto i portici di Bologna…A seguire, l'invito che Roberto Fiorini ci rivolge per un'altra iniziativa su Pasolini: la sua lettera ci è sembrata così discreta ed intima e naturale, così tenacemente fondata su di un'idea comune di far scuola, che abbiamo voluto condividerla.


UNA CRONACA

"Il maestro e la meglio gioventù. Pasolini e la scuola": questo il titolo del libro presentato il 26 gennaio scorso presso il liceo Galvani, a Bologna. Si tratta di una miscellanea di interventi, che fa riferimento a una mostra e a un convegno del 1995 tenuti a Reggio Emilia. Le motivazioni sono sintetizzate lucidamente da Roberto Villa e sono ancora attualissime: "lo sguardo attento, ammirato e curioso di due insegnanti alla passione didattica e alla strenua volontà di azione educativa di questo straordinario 'collega', nella cui remota esperienza hanno creduto di vedere una giornata speciale e ancora attualissima della scuola italiana."

È da tempo che si parla di carattere pedagogico di tutta l'opera pasoliniana. Forse il primo a segnalarlo è stato Enzo Golino negli anni ottanta. Le esperienze di insegnamento vero e proprio di Pier Paolo Pasolini si attuarono in Friuli e nel Lazio; prestissimo nella scuoletta da lui inventata con la madre tra San Giovanni, Casarsa e Versuta, nel pieno della guerra; e poi nella scuola media statale di Valvasone tra il '47 e il '49. Dopo la fuga a Roma, Pasolini insegnò nella scuola media parificata di Ciampino, dal '51 al '54.

Di queste esperienze abbiamo molte testimonianze, di colleghi, dei presidi, degli allievi.

Negli anni friulani Pasolini redasse un abbozzo di romanzo rimasto inedito, e poi pubblicato da Guanda nel '94 a cura di Nico Naldini, "Romàns", che ha come protagonisti un prete molto inquieto e un giovane intellettuale comunista. L'uno che apre una scuola privata, l'altro che insegna in una scuola pubblica, e fra di loro dialogano nelle campagne attorno a Casarsa.
E nel diario scolastico di "don Paolo" troviamo queste riflessioni:

"Il lavoro del maestro è come quello della massaia, bisogna ogni mattina ricominciare da capo: la materia, il concreto sfuggono da tutte le parti, sono un continuo miraggio che dà illusioni di perfezione. Lascio la sera i ragazzi in piena fase di ordine e volontà di sapere - partecipi, infervorati - e li trovo il giorno dopo ricaduti nella freddezza e nell'indifferenza.
(…) per fare studiare i ragazzi volentieri, entusiasmarli, occorre ben altro che adottare un metodo più moderno e intelligente. Si tratta di sfumature, di sfumature rischiose e emozionanti…"
Bisogna tener conto "in concreto delle contraddizioni, dell'irrazionale e del puro vivente che è in noi. (..) Può educare solo chi sa cosa significa amare."

È poi ambientato in una scuola africana "Il padre selvaggio", un abbozzo di sceneggiatura (le Voci ne hanno pubblicato uno stralcio)

Sappiamo che Pasolini nella sua volontà pedagogica applicava i metodi attivi (la drammatizzazione ad esempio, o la mnemotecnica per il latino), ricavandone l'ammirazione del preside di Valvasone che lo chiamava "maestro mirabile". Ma al tempo stesso non si fermava ai mezzi, per lui era essenziale quella "pedagogia apedagogica, quella capace di portare al di là di tutto pur rimanendo nel cuore di tutto". Sono le parole di Andrea Zanzotto, altro grande insegnante poeta, che bene interpreta anche la funzione etica dell'educazione che alla fine della guerra tanti insegnanti respiravano.

Della scuola romana, invece (in cui fu allievo Vincenzo Cerami), abbiamo le lettere che Pasolini scriveva agli amici e che testimoniano la fatica degli spostamenti in treno, mescolata alla responsabilità e all'entusiasmo: "ma penso, penso nel mio amico angoletto, sto l'intera mezz'ora del percorso a pensare, cercando infinite lezioni, a un solo verso, a un pezzetto di verso."
Di quella stagione dà un ritratto avvincente un altro libro sul "Pasolini professore", di Giordano Meacci.

Negli interventi degli ultimi anni Pasolini, come è noto, mostrava la sofferenza istituzionale della scuola, la sua dimissione educativa, fino alla provocazione estrema, le "Due modeste proposte per eliminare la criminalità in Italia": 
"1) Abolire immediatamente la scuola media d'obbligo. 
2) Abolire immediatamente la televisione." 
Pochi giorni prima della morte.

Nell'incontro bolognese ad ampliare e discutere le riflessioni del libro si sono incontrati, insieme ai curatori, alcuni studiosi pasoliniani come Davide Ferrari, Roberto Chiesi, Stefano Colangelo, Giordano Meacci, coordinati da Daniele Di Nino e accompagnati da alcune letture da parte di Gabriele Bonazzi.

E molti spunti nuovi sono giustamente emersi: l'ipotesi di un confronto tra la pedagogia di Pasolini e la riflessione sulla scuola di Antonio Gramsci (Stefano Colangeli); l'ammirazione ancora viva di Giordano Meacci, che nella sua indagine ha introiettato Pasolini come grande uomo morale del novecento, nel cui gesto espressivo rintraccia il rigore etico e la guerra alla retorica (sarebbe bello avere il tempo di ascoltarlo, raccontare le mille testimonianze raccolte); il raffronto con don Milani, proposto da Daniele Di Nino (e proprio Pasolini e don Milani, scriveva il maestro Pontremoli, sono "tra i pochi 'pedagogisti' italiani con cui sia davvero necessario confrontarsi"); la necessità, da parte degli insegnanti, di giudicare gli allievi su quel che sanno e non su quel che non sanno; la provocazione del sapiente corvo, in "Uccellacci e Uccellini", che sentenzia che "i maestri vanno mangiati in salsa piccante."

Ma erano tanti e corposi, gli interventi di quella serata; nell'uscire (sotto la neve!) la consolazione di avere in mano il libro da leggere e rileggere, di avere Pasolini insegnante come compagno, come collega, come maestro.
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UN INVITO

Cari amici,

vi mando la locandina relativa all'iniziativa che abbiamo organizzato al Liceo Galvani di Bologna ("Alba Pratalia. Poesia e pedagogia in Pier Paolo Pasolini", il 17 febbraio 2006 alle 15).
Si tratta, in sostanza, di una "offerta" della sua scuola al ragazzino poeta, che oggi non può offrirci la sua parola di vecchio - a trenta anni dalla morte.
È una cosa piccola, ma a cui teniamo molto. Per il bisogno che sentiamo di condividere, di ascoltare poesia. Per cercare di testimoniare l'esistenza di una scuola che sia ascolto e lettura in comune. Per gratitudine, alla dolcezza e all'eleganza "innocenti" di quel poeta ragazzino, che ci guarda - con fierezza "fisica", dietro la giacca ben abbottonata - dalla seconda fila della foto di classe, a ridosso della tragedia della guerra.
Per trovare almeno un piccolo spazio residuo a ciò che ci resta di quella elegante dolcezza, di quel furor, dentro a questo ordinato e silenzioso e variopinto grigiore che dobbiamo vivere.
Insomma: non una celebrazione; non una conferenza; non nuove parole sulle profezie critiche e sulle paideie nonostante...
Solo un incontro tra insegnanti e poeti (D'Elia, Rueff, Bonito, Novello), sulla eresia poetica e pedagogica di un maestro ragazzino, all'ombra della sua poesia. Sottolineiamo le parole di Gianni D'Elia: Eresia.
Sottolineiamo le parole di Andrea Zanzotto - alla cui citazione pasoliniana abbiamo chiesto in prestito il titolo del nostro pomeriggio: "Per avvicinarsi a Pasolini, allora, bisogna ripartire dai prati friulani e da quegli 'alba pratalia', la pagina di quaderno scolastico, su cui scorre la penna infantile attraverso l'antichissimo indovinello. Sarà terribilmente difficile stabilire e riconoscere l'itinerario da quei prati all'altro, calpestato dalla morte. Sono, ugualmente, prati che stanno intorno a 'scuole'. C'è un filo che li unisce; e non c'è nulla di più duro della scoperta alla quale Pasolini ci costringe: l'esistenza di questo filo."
Noi vorremmo fidarci e lasciarci costringere a seguire quel filo. Poi vedremo...
Vi prego quindi di divulgare l'informazione a quanti reputate possano essere interessati - specie se studenti.
Con ogni cordialità,
Roberto Fiorini


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Il libro presentato a Bologna:
"Il maestro e la meglio gioventù. Pasolini e la scuola", a cura di Roberto Villa e Lorenzo Capitani, Reggio Emilia, Aliberti editore, 2005, pp.159, € 15.

Le "due modeste proposte" si trovano in
Pier Paolo Pasolini, "Lettere luterane. Il progresso come falso progresso", Torino, Einaudi, 1976, p. 169 (l'articolo era apparso nel "Corriere della sera" del 18 ottobre 1975).

Gli altri titoli citati:
Gianni D'Elia, L'eresia di Pasolini. L'avanguardia della tradizione dopo Leopardi, Milano, Effigie, 2005
Enzo Golino, Pasolini. Il sogno di una cosa, Bologna, Il Mulino, 1985 (ora Bompiani, 2005)
Giordano Meacci, Pasolini professore, Roma, Minimum fax, 2000
Pier Paolo Pasolini, Il padre selvaggio, Torino, Einaudi, 1975
Pier Paolo Pasolini, Romàns, a cura di N. Naldini, Parma, Guanda, 1994
Giuseppe Pontremoli, Elogio delle azioni spregevoli, Napoli, L'Ancora del Mediterraneo, 2004

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