La città è oggi al centro di nuovi e veloci processi di trasformazione sociale, culturale, economica; oggetto di nuove rappresentazioni nelle scienze sociali, nei media, nei progetti politici. Considerato, sino a qualche decennio fa, spazio eletto dalla modernità per forgiare il modello dell’individuo e della cittadinanza, il territorio urbano della contemporaneità deve essere oggi valutato alla luce dei processi di globalizzazione e dei molti nomadismi che lo attraversano: uno scenario plurale e molteplice abitato da culture differenti nel quale vengono agite nuove pratiche culturali e prodotte rappresentazioni sociali spesso contraddittorie. Le città appaiono come spazi “meticci” in cui fra i conflitti si opera una continua negoziazione dei contrasti socioeconomici e delle risorse culturali, abitate come sono da nuove forme di povertà e di esclusione sociale, dalle incertezze della partecipazione sociale e della riqualificazione urbana, dalla necessità di nuove politiche.
A partire da queste considerazioni si è costituito, presso l’Istituto Gramsci Emilia-Romagna, un laboratorio di ricerca sulle nuove geografie urbane con l’obiettivo di studiare forme di intervento culturale che sappiano approfondire la consapevolezza dei problemi del territorio metropolitano.. Al tempo stesso il laboratorio ha l’ambizione, rivolgendosi ai diversi gruppi che costituiscono e/attraversano il tessuto sociale cittadino, di promuovere la loro partecipazione alla progettazione di nuove “identità urbane” in grado di cancellare i molti confini – fisici e culturali - che oggi dividono il territorio di Bologna.
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Dopo la costituzione di un gruppo di lavoro formato da studiosi ed esperti dell’analisi culturale della città e dei meccanismi per attivare la partecipazione alla sua vita e alla gestione dei suoi spazi (1), è iniziata una serie di seminari con lo scopo di definire gli ambiti della nostra analisi teorica, le metodologie e le finalità dell’indagine sul campo, le modalità per coinvolgere gli abitanti nella gestione dello spazio urbano. I seminari, prima tutti interni al gruppo di lavoro, si stanno aprendo al confronto con specialisti di diverse discipline che hanno operato sugli stessi temi del laboratorio in altri contesti nazionali e internazionali.
La fine della possibilità di organizzare dati e riflessioni intorno ai perni di “centro” e di “periferia”, la caduta di questa logica binaria travolta dai nomadismi contemporanei, dai processi di globalizzazione, dalla compressione spaziotemporale peculiare della contemporaneità in cui viviamo, favoriscono nuove definizioni degli incontri urbani in termini di “metissage”, di contaminazione, di ibridazione.
Si lega all’attività del Laboratorio “mappe urbane” una ricerca etnografica che sta esplorando le trasformazioni del territorio bolognese, i nuovi rappporti tra “centro” e “periferie”, tra centralità e marginalità. Le periferie esercitano oggi relazioni di reciproca influenza con il centro e tra di loro e non sopportano più di essere analizzate come forme di aggregazione residuali e dissonanti rispetto al centro; hanno cessato, centro e periferie di poter essere pensate in termini di localizzazioni geografiche e culturali precise e circoscritte. Questo rende necessario lavorare sul campo, con attenzione e profondità, resistendo alla tentazione – così popolare oggi - di rapide e impressionistiche “scorrerie”, più giornalistiche che etnografiche. E il nostro lavoro ha scelto di descrivere, narrare, rappresentare i luoghi della marginalità presenti a Bologna sia in quello che era definito il centro storico che nelle sue periferie.
Questo implica dare un grande spazio alla interdisciplinarietà, al dialogo tra discipline, saperi, produzioni diverse, accostare esperienze scientifiche, artistiche, produzioni filmiche e massmediologiche, porre a confronto gruppi e tradizioni diverse e/o contrastanti, rivolgendo il discorso a gruppi sociali, sessuali, etnici e generazionali diversi, per cercare con la loro partecipazione di attivare una formazione strutturata sulla differenza e sull’apertura nei confronti di relazioni intese come dimensioni aperte al dialogo, al confronto e alla mediazione. Per tradurre in “pratiche” queste assunzioni teoriche abbiamo instaurato una collaborazione con un quartiere della città di Bologna definendo una serie di attività diverse che hanno lo scopo di promuovere, tra i molti gruppi che lo abitano, la sua conoscenza da punti di vista disciplinari diversi: socioantropologico, urbanistico, architettonico, abitativo, ecologico, educativo. Nello stesso tempo e nello stesso quartiere si svolgeranno azioni di “public art” con il duplice scopo di creare, con le azioni di artisti e artiste, percorsi di “riscoperta dei luoghi” e stimolare la partecipazione alla loro valorizzazione da parte di chi li abita e quotidianamente li attraversa.
Ci auguriamo che l’attivazione del sitoweb “mappa urbane” permetta di stabilire contatti costanti e interattivi con i destinatari del nostro lavoro: le istituzioni pubbliche e private, i diversi gruppi di ricercatori, di professionisti, di cittadini che interessati ai suoi temi vogliano entrare direttamente in rapporto con le attività del Laboratorio, condividendo il suo proposito di contribuire a progettare una vita urbana sostenibile per le molte diversità che la costituiscono.
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