Christophe Dufossé, L'ultima ora, Torino, Einaudi, 2004, trad. di Annamaria Ferrero, pp. 254, € 17.
"L'heure de la sortie", recita con maggior precisione il titolo originale; e davvero lo si legge, questo nuovo romanzo di ambiente scolastico, per la scommessa di uscirne, perché le prime pagine comunicano un disagio sottile che irretisce, soprattutto se il lettore è anche insegnante.
E non si tratta di classi indisciplinate e selvagge; è invece una classe che è "truppa disciplinata", senza "nessuno strappo alla gravitazione universale", studenti che a scuola "sono a casa loro".
"C'era nell'aula una luce fredda, fulgida, che faceva brillare gli oggetti. Era una normale mattinata di scuola."
Quando il supplente di storia Pierre vi entra, l'anno scolastico è già iniziato, e funestato dalla morte (il suicidio, forse, proprio in quell'aula) del professore precedente. Il supplente sa le regole di comportamento adeguate, ha le sue tecniche e i suoi piani. Comincia in perfetta pianificazione; si presenta, fa compilare una scheda, propone il suo percorso. Ma un braccio di ferro sotterraneo, una lama di inquietudine autodistruttiva si istituisce tra lui - solo e solitario come pare che tutti gli insegnanti siano - e i ragazzi, il "branco".
No, non è positiva, la "sortie", la via d'uscita; ma il romanzo è pieno di annotazioni acutissime, fa intravedere la struttura della scuola francese, e dalla disperazione del messaggio - non c'è comunicazione con le nuove generazioni, e crederlo è un autoinganno - scaturisce una forza contraria che dice che no, che un'altra "ultima ora" per noi sarà possibile.
Fondazione Istituto Gramsci Emilia-Romagna | via Galliera 26 - 40121 Bologna | T 051 231377-227971-223102 | F 051 228235 | segreteria@iger.org | CF 91272570374 | credits | accessibilità
