Voci del verbo insegnare

L'integrazione scolastica degli stranieri

Voci

(febbraio 2007)

Una ricerca ampia e approfondita, che fornisce indicazioni utili sulla presenza di alunni stranieri nelle scuole della nostra regione. Le Voci ne segnalano alcuni punti importanti (tutte le citazioni sono tratte dal rapporto conclusivo della ricerca). In fondo al testo, le informazioni necessarie per saperne di più.

Di fronte ai fallimenti dell’integrazione degli stranieri che si sono resi manifesti, recentemente, in Francia e in Inghilterra, questa ricerca acquista una rilevanza ancora maggiore. Riuscire a fotografare lo stato delle cose è fondamentale, non solo per una comprensione di un fenomeno, quello migratorio, che sta assumendo proporzioni sempre più rilevanti anche nella nostra regione, ma anche per definire gli interventi necessari da realizzare. Come viene precisato nel rapporto stesso: “Uno studio sui possibili scenari futuri e sul ruolo della scuola in questo processo consente di meglio definire le potenzialità dell’istituzione scolastica e delineare, di conseguenza, politiche di accoglienza più adeguate.”

L’indagine ha riguardato gli studenti stranieri (per “straniero” si è inteso lo studente con uno o entrambi i genitori nati all’estero) di “seconda generazione” (nati nel paese di destinazione o ivi giunti in tenera età) e di “generazione 1,5” ( che hanno cominciato il processo di socializzazione e la scuola primaria nel paese d’origine, completando la propria istruzione in quello di accoglienza).

Una precisazione: potrebbero sembrare inutili le definizioni sopra riportate, in realtà chiariscono l’ampiezza dei soggetti presi in esame. Ad esempio, la definizione data di straniero indica che, diversamente da altre ricerche, in questa sono stati presi in considerazione anche “figli di quegli immigrati che hanno acquisito (dopo un soggiorno di dieci anni) la cittadinanza italiana, e i figli di coppie in cui uno solo dei genitori è italiano, con l'ulteriore distinzione sui secondi genitori per quanto riguarda la zona di nascita in paesi occidentali o ad alta industrializzazione (Unione Europea, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovenia, Slovacchia, Usa, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Giappone) e non occidentali.”

Gli aspetti rilevati sono stati i seguenti:


L’attenzione per gli studenti di seconda generazione è determinata da una constatazione: in generale i figli degli immigrati, nati o cresciuti nel paese di accoglienza durante la prima infanzia, presentano aspettative di vita e di lavoro superiori a quelle dei loro genitori e spesso rafforzate dalle attese di riscatto sociale riversate su di loro dai genitori stessi. Se tali aspettative sono ridimensionate di fronte alle effettive possibilità di mobilità sociale, questi giovani possono sviluppare sentimenti conflittuali verso il paese di origine o insoddisfazione.

La scuola pubblica, pertanto, svolge un ruolo cruciale nel processo di integrazione “come fattore di promozione di multiculturalità, aggregando giovani della stessa età senza distinzione di provenienza né di classe, ma anche come specchio e potenziale propulsore di ulteriori forme di discriminazione e marginalizzazione, nel momento in cui la marginalità sociale e culturale produce difficoltà scolastiche, le quali a loro volte producono marginalità sociale. Una simile spirale può alimentare una cultura oppositiva di rifiuto del sistema di norme e valori della società di accoglienza.”

Da questa consapevolezza sorgono alcune domande fondamentali: “quanto è rilevante l’origine di un ragazzo per il suo rendimento scolastico e quanto le condizioni della sua permanenza in Italia? È comunque la distinzione italiano/migrante ad essere preponderante oppure sono altri fattori? Sono più vicini tra loro nel rendimento scolastico il figlio di un operaio italiano e il figlio di un operaio straniero oppure sono più vicini gli italiani tra loro e i diversi gruppi nazionali tra loro?”

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“L’integrazione scolastica delle seconde generazioni di stranieri nelle scuole secondarie di primo grado della Regione Emilia Romagna”: la ricerca, promossa dall'Osservatorio sulle differenze del Comune di Bologna con il contributo della Regione Emilia Romagna e dell’Ufficio Scolastico Regionale, si è svolta tra l'ottobre 2005 e l'ottobre 2006 ed è stata diretta dal sociologo Marzio Barbagli; il rapporto conclusivo è di Rossella Ghigi.

Il rapporto conclusivo e la sintesi possono essere scaricati all'indirizzo
www.comune.bologna.it/politichedelledifferenze/dettagliodifferenzeNews.php?newsitemID=71&channelID=2

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