Voci del verbo insegnare

L'impero e il vuoto

a. a.

(gennaio 2005)

Arundhati Roy, L'impero e il vuoto. Conversazioni con David Barsamian, Parma, Guanda, 2004, trad. di Federica Oddera, pp. 158, € 10.


Quattro conversazioni tra un giornalista americano e la scrittrice indiana, svolte tra Stati Uniti e India dal 2001 al 2003. È un libro che può anche irritare - per l'enfasi antiamericana, e per alcuni giudizi eccessivi (no, cara Roy, Bin Laden e Bush non sono entrambi terroristi). E tuttavia è un ottimo modo per conoscere una delle figure più interessanti del movimento radicale, frettolosamente definito no global.
Gli aspetti più originali del libro sono dati dalle osservazioni sulla vita e sulla politica in India, sempre inserite in un contesto internazionale - il movimento di opposizione alla costruzione delle grandi dighe, il nazionalismo indù, il peso delle tradizioni ("Per nessuna ragione al mondo vorrei essere una donna indiana tradizionale", p. 35), le tante religioni del Kerala, la letteratura anglo-indiana, la cultura della non violenza. E anche più interessante è la prospettiva scelta da Roy: la sua insistenza sulle partizioni nette - tra oppressi e oppressori, tra chi subisce e chi decide; e quindi la scelta di stare dalla parte dei perdenti, comunque e "per partito preso". E infine, colpiscono la rivendicazione e l'orgoglio della scrittura, che si manifesta anche attraverso uno stile limpido: "ciò che conta più di tutto, alla fine, è come si raccontano le cose a chi non le conosce" (p. 68); "Perché è questo che sono: una scrittrice" (p. 44).
(Gli articoli di Arundhati Roy sono pubblicati in italiano dal settimanale "Internazionale", e disponibili in rete all'indirizzo http://www.internazionale.it/firme. Il suo unico romanzo - Il dio delle piccole cose, Parma, Guanda, 1997 - è stato a suo tempo un grande successo internazionale).

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