Azar Nafisi, Leggere Lolita a Teheran, Milano, Adelphi, 2004, trad. Roberto Serrai, pp. 379.
È, contemporaneamente, un libro autobiografico e una riflessione partecipe sulla letteratura.
"Nell'autunno del 1995, dopo aver dato le dimissioni dal mio ultimo incarico accademico decisi di farmi un regalo e realizzare un sogno. Chiesi alle sette migliori studentesse che avevo di venire a casa mia il giovedì mattina per parlare di letteratura."
Questo è l'inizio del libro, ma il seminario, che si protrae tutti i giovedì per due anni, rappresenta anche il nucleo centrale del racconto dal quale si dipanano e nel quale si confrontano e s'intersecano la descrizione della vita soffocante e angosciosa in Iran, dopo la rivoluzione di Khomeini, e il dialogo con i romanzi di V. Nabokov, F. S. Fitzgerald, H. James, J.Austen…
Leggere e far leggere libri a Teheran è, man mano che l'interdizione verso gran parte della letteratura occidentale diventa sempre più pervasiva, un vero e proprio atto di ribellione.
Il seminario del giovedì è il "regno della libertà più assoluta", perché, dice l'autrice: "Con i mullah al potere, dovevamo guardare il mondo attraverso le lenti opache di un censore cieco. (…) Il nostro era un paese dove tutti i gesti, anche quelli più privati, venivano interpretati in chiave politica."
La letteratura permette di guardare e conoscere la realtà senza "lenti opache" e di riscoprire la propria identità e salvaguardarla.
Azar Nafisi ha abbandonato l'Iran nel 1997 e, attualmente, vive negli Stati Uniti; anche gran parte delle studentesse, coinvolte nel seminario, ha fatto, nel tempo, la stessa scelta.
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