C. P. Snow, Le due culture, Venezia, Marsilio, 2005, pp. 142, € 8,50; trad. it. di A. Carugo, con interventi di Giulio Giorello, Giuseppe O. Longo, Piergiorgio Odifreddi.
"Le due culture", ora ristampato, è un testo che risale al 1959. Allora suscitò un acceso dibattito e polemiche anche violente, tanto che l'autore, nel 1963, aggiunse una seconda sezione intitolata: "Le due culture. Successive considerazioni".
Snow mise in luce l'esistenza di un vero e proprio conflitto tra scienziati e umanisti, che rappresentava, a suo avviso, uno dei grandi mali dell'Occidente, specificatamente perché lo sviluppo industriale, prodotto della rivoluzione scientifica, era "l'unica speranza per i poveri" (p.37). Purtroppo gli intellettuali, in particolare i letterati, "non si sono mai sforzati, né hanno mai desiderato, o non sono mai stati in grado, di capire la rivoluzione industriale…" (pp. 34-35.)
Vi è da rilevare che, senza dubbio, l'analisi di Snow sull'essenza delle due culture è superficiale, che la sua visione della comunità scientifica non trova più rispondenza nella realtà di oggi e che alcune sue previsioni sono risultate tragicamente sbagliate.
Allora, perché ripubblicarlo o meglio, perché leggerlo ora?
La risposta è contenuta nei tre interventi inclusi nel libro.
La frattura fra le due culture esiste ancora, e averlo posto in luce è il merito di Snow; anzi, essa appare particolarmente marcata nel 2005 in Italia. Giorello, Longo e Odifreddi riprendono in esame la denuncia di Snow, arricchendola di nuove analisi e riflessioni, e cercano di vedere come sia possibile ristabilire un rapporto e gettare ponti tra saperi diversi.
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