Fabrizio Galimberti, L'economia spiegata a un figlio, Roma-Bari, Laterza, 2004, pp. XIII-193, € 14.
Sì, questo libro può offrire ciò che il lettore si aspetta - una buona introduzione alla comprensione dell'economia. Però bisogna essere pazienti: e sopportare gli stilemi di maniera che tanto piacciono ai nostri editori - quei raccontini di famiglia che chiamano in causa incolpevoli figli e parenti… Ed è un peccato, perché l'autore, un giornalista economico, sa essere chiaro e brillante, anche senza questa inutile sovrastruttura.
Superato l'ostacolo, il lettore sarà premiato. Galimberti lo conduce con mano sicura nell'esplorazione delle grandi questioni economiche: i costi e gli scambi, l'egoismo individuale il benessere collettivo, le regole del mercato e i suoi insuccessi, i beni pubblici e le imposte, il prezzo, l'innovazione… Nessun tecnicismo (anche se qualche tabella avrebbe fatto comodo). E nessun inganno ideologico: Galimberti professa un liberismo temperato, che rende sempre esplicito e di cui illustra con onestà le ragioni.
Non mancano riferimenti ad altre discipline; e tra queste, soprattutto alla storia, in quelli che forse sono i capitoli più felici del volume - la moneta, le quattro rivoluzioni del Settecento, la crisi del '29.
L'insieme è poco sistematico, e per nulla esauriente. Ma nell'introduzione l'autore ci aveva avvertiti: "questo non è un manuale: ho voluto essenzialmente spiegarvi perché mi piace il mio mestiere" (p. XII). Ci è riuscito.
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