Nando dalla Chiesa, La scuola di via Pasquale Scura - Appassionato elogio dell'Istruzione pubblica in Italia, Napoli, Filema edizioni, 2004, pp. 109, € 12.
Ci sono libri sottilissimi, appena un centinaio di pagine, che hanno un'intensità, uno spessore tale da farsi leggere e rileggere e sottolineare e riaprire più e più volte.
È il caso di questo libello, che parte come relazione di una "indagine conoscitiva" sulla dispersione scolastica condotta in alcune scuole nel 1999; ma è anche un documento sul grande lavoro - contro tutti e nonostante tutto - di una scuola media di Napoli, una per tutte, e poi diventa una riflessione sul significato dell'istruzione pubblica; mentre fra le righe si coglie anche l'elegia della parola come strumento di libertà e la fiducia nello scrivere, e prendere appunti e segnarsi quel che ci accade intorno per restituirlo, per condividerlo.
Nando dalla Chiesa si trova tra il 1999 e il 2000 a far parte di una commissione ministeriale che compie un viaggio esplorativo nella realtà di alcune scuole medie del sud; all'esaurirsi di quell'esperienza, la voglia di approfondire lo porta a tornare alle medie Pasquale Scura, ad entrare in classe, a parlare più e più volte con la preside e con il maestro Marco Rossi-Doria, che lo conduce anche in esplorazione per i quartieri spagnoli a rendersi conto dell'ambito sociale in cui la scuola si trova ad agire. Emerge il tentativo di un "autogoverno dal basso", la necessità di una scuola "a rete", pervasiva, coinvolgente in ogni momento della giornata, e la sofferta, continua azione di supplenza delle istituzioni attraverso il senso forte ed interiorizzato dello stato da parte dei suoi docenti. "Noi abbiamo offerto un sistema di gentilezza forte" dice la preside Armida Filippelli. Oltre ai tanti progetti contro la criminalità.
Dalla Chiesa segue questa esperienza, questa idea di scuola pubblica e la commenta, chiosando con considerazioni sull'attualità. Torna poi a Napoli nel 2002, con la commissione antimafia, e chiede notizie della "Scura". Ma questo è, appunto, l'amaro presente.
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