Jean Philippe Toussaint, La malinconia di Zidane, Bellinzona, Casagrande edizioni, 2007, pp. 28, € 3,80 (con testo originale a fronte e una nota di Laurent Dumoulin).
Sacro e profano, alto e basso, semplice e composto. Questo dovrebbe fare la scuola: non livellare gli estremi, ma metterli vicini, usare le categorie dell’uno per interpretare l’altro. Dare spazio alle visioni traversali. Pensiero che mi è sbocciato leggendo questo librettino verde, ventotto paginette di cui non conoscevo l’autore, a malapena riconoscevo il nome del protagonista e l’immagine di copertina mi diceva inequivocabilmente che si trattava di un campo (quello del gioco del calcio!) a me lontanissimo. Cosa c'entra la letteratura col calcio? D’accordo, Soriano ha scritto "Futbol" ed io l’ho anche consigliato a certi studenti, e poi in quinta si studia sempre la poesia di Saba con la gioia del portiere che fa capriole… Ma in realtà è stato l’incipit a stregarmi: “Zidane guardava il cielo di Berlino senza pensare a nulla, un cielo bianco sfumato di nuvole grigie dai riflessi azzurri, uno di quei cieli di vento immensi e mutevoli della pittura fiamminga, Zidane guardava il cielo di Berlino sopra lo stadio olimpico la sera del 9 luglio 2006, e provava con un’intensità straziante il sentimento di essere là, semplicemente là…” Caspita, che incipit! Che mestiere! Che senso epico! Che bel respiro! Allora ho pensato a Pindaro e ad Omero e a tutti gli inni e i canti per gli atleti; ho pensato a quanto sbagliamo etichettando il poetabile e il non poetabile. Ho pensato ai classici che scrivevano di tutto, e senza separazioni di genere come tendiamo a fare noi oggi. Così ho letto di Zidane, che in poche pagine diventa un eroe malinconico. E poco importa se ci sia corrispondenza con la realtà, il bello dell’arte sta proprio lì: con poche parole, come il pittore con le sue pennellate sicure, il gesto di Zidane (il brutto gesto di rabbia e rancore contro l’avversario) diventa segno di un sentimento contraddittorio, la voglia di lasciare, di essere già nel dopo, la fuga dal dover essere, dal “compimento dell’opera”. Si squarcia il velo e anche nel personaggio della quotidianità si può leggere qualcosa di alto, di profondo, che sta dentro di noi ma non sappiamo esprimerlo.
Da leggere in classe, questo libretto! Perché fa valere il concetto di forza della letteratura. Attraverso gli antipodi. (E una ricerca su Toussaint e sul suo traduttore Ferrucci farà scoprire varie cose…)
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