Amartya Sen, La democrazia degli altri. Perché la libertà non è un'invenzione dell'occidente, Milano, Mondadori, 2004, trad. Aldo Piccato, pp. 88.
Due brevi saggi, in parte pubblicati in riviste americane, per argomentare in modo chiaro e convincente due idee essenziali: la concezione della democrazia come discussione pubblica - come "esercizio della ragione pubblica", nella formulazione di John Rawls; e, soprattutto, l'idea che attribuisce alla democrazia un carattere "universale", non ascrivibile soltanto alle tradizioni e alle prospettive del mondo occidentale, ma radicata anche nella storia e nella cultura di paesi asiatici e africani.
Sen, economista e filosofo della politica cresciuto nell'India che si ispirava a Gandhi e Tagore, illustra le proprie posizioni con argomenti ponderati e riferimenti empirici - per quanto limitati dalla natura divulgativa del testo. Un ulteriore motivo di interesse del volumetto risiede nei numerosi riferimenti internazionali e nei tanti spunti di riflessione teorica sparsi tra le righe - valga per tutti la breve discussione su cosa si intende per "valore universale" (pp. 67-69).
(E chi, catturato dalla pacatezza di toni dell'autore, volesse approfondire le sue idee economiche e politiche, potrà volgersi all'ampio saggio Lo sviluppo è libertà. Perché non c'è crescita senza democrazia, Milano, Mondadori, 2001 [2000], pp. 355).
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