Stefano Rodotà, Intervista su privacy e libertà, a cura di Paolo Conti, Roma-Bari, Laterza, 2005, pp. 155, € 10.
Forse la difesa della privacy non gode di grande attenzione nella cultura e nella tradizione italiana. Questo volumetto costituisce allora una buona occasione per chiarire alcune questioni fondamentali: la connessione tra i grandi diritti e le "piccole libertà", le origini statunitensi della moderna nozione di privacy ("to be let alone"), la sua ispirazione proprietaria e borghese; e poi la lenta evoluzione in un nuovo diritto collettivo, tutelato ad esempio dallo Statuto dei lavoratori e regolato nel 1997 dall'istituzione del Garante. Oggi la privacy si configura come un più specifico diritto alla protezione dei dati ("data protection"), basato sulla convinzione che "Il concetto di dato personale [è un] elemento costitutivo della nostra identità" (p. 47).
Pur nei limiti di un'intervista di taglio giornalistico, il libro presenta molti spunti interessanti per ulteriori approfondimenti, ad esempio a proposito delle questioni sollevate dalla lotta al terrorismo e dalla diffusione pervasiva delle nuove tecnologie - e quest'ultimo è forse il capitolo più impressionante. Talvolta Rodotà pecca di un eccessivo autocompiacimento ("Ne sono sicuro: avevamo proprio ragione" - p. 75), poco temperato dalle domande dell'intervistatore. E scarso spazio è lasciato alle insofferenze di molti nei confronti di una normativa sempre più esigente, ad esempio per gli adempimenti previsti dall'ultima legge (insegnanti, provare a chiedere alle segreterie delle scuole!). Ma sarebbe stato chiedere troppo al nostro primo e appassionato Garante. E non sarà deluso, invece, chi si aspetta il piacere di una lettura utile e chiara.
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