Il 30 ottobre 2003, alla sala Passepartout di Bologna, Sergio Cofferati ha incontrato un numeroso gruppo di insegnanti e formatori. Le Voci offrono due testimonianze di quell'incontro: le domande di un'insegnante al candidato sindaco, un resoconto d'insieme degli interventi e delle conclusioni.
un viaggio in autobus
"Il sindaco e l'insegnante" sembra il titolo di un romanzo, poderosi i capitoli della scuola dell'obbligo, bianche le pagine dedicate alle superiori. Che cosa dire ad un candidato sindaco? Cosa c'entra il sindaco col mio lavoro quotidiano?
Salgo sull'autobus, continuando a pensare al romanzo che non sarà mai scritto. In fondo all'autobus dei ragazzi marocchini scherzano, ridono, esuberanti come tutti i ragazzi quando si trovano in gruppo. Cresce lentamente l'insofferenza dei passeggeri, occhiate di rimprovero, brontolii, l'ostilità sempre più evidente e loro, inconsapevoli, continuano a ridere e a scherzare in una lingua che, forse, a molti sembra violenta. Infine l'esplosione di una giovane signora con la bambina appena uscita da scuola e le sue parole, aggressive e inopportune, calano sul gruppo come una frustata.
Scendo e sto già riempiendo di parole il capitolo della scuola superiore. Il sindaco c'entra perché cittadino e insegnante, cittadino e studente devono essere un'unica persona. Se non mi riconosco più nel luogo dove vivo, se l'intolleranza è entrata nel mio quotidiano, che senso hanno le parole che spendo ogni giorno dalla cattedra? Che cosa significa riempire le programmazioni di parole come "competenze del cittadino"? Nel gruppo di marocchini vedo tutti i Karim costretti dalla mancanza di "risorse" ad abbandonare la scuola, rivedo tutti i miei studenti che, non essendo cittadini come i loro compagni di classe, non potevano usufruire d'alcun aiuto economico e per loro le porte della scuola si sono chiuse molto prima del suono della campana della fine. Karim non poteva contare sulla solidarietà della città nella quale viveva.
So cosa scrivere nelle prime pagine: la richiesta che Bologna torni ad essere un luogo nel quale ci si riconosce e in cui cittadino non voglia dire solo avere certi indirizzi sulla carta d'identità.
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un resoconto
due convitati di pietra
É pomeriggio inoltrato, la sala è piena, è presente un convitato di pietra, anzi due: governo e giunta comunale, che, essendo continuamente evocati, risultano una realtà massiccia ed incombente.
Le voci della scuola si susseguono ed esprimono i disagi e le difficoltà del presente e le richieste per il futuro.
gli interventi
Viene segnalata come priorità l'educazione degli adulti, frammentata in una pluralità di interventi e con scarsi sostegni, che deve essere organizzata attraverso un sistema unitario e potenziata, anche per gli stranieri, perché rappresenta un'enorme risorsa per Bologna.
Si rivendica la funzione della scuola, che non può essere equiparata ad un servizio individuale alla persona, e si ribadisce la necessità di salvaguardare la scuola dell'infanzia, il tempo pieno delle elementari e il tempo prolungato delle medie.
Viene lanciato l'allarme perché quest'anno c'è il vuoto di progetti didattici da parte delle istituzioni culturali della città, diversamente dagli anni passati.
Il timore del venir meno di opportunità didatticamente qualificate trova una triste conferma in due interventi che segnalano la vicenda degli insegnanti comunali, ora, con il nuovo contratto, tramutati in impiegati. Si sospetta sia il preludio di uno smantellamento dei servizi offerti, quali gli interventi a favore degli alunni stranieri; mentre la scuola dovrebbe essere proprio il luogo in cui si sviluppa la condivisione della cittadinanza, e delle attività realizzate, fino ad ora, nelle aule didattiche.
La problematica degli studenti stranieri nella scuola ritorna di nuovo, collegata all'atmosfera di intolleranza palpabile nella città.
I temi di politica scolastica locale si intrecciano, inevitabilmente, con quelli della politica nazionale: la legge delega non emendabile e, quindi, decisamente da contrastare; il sostegno per la scuola pubblica.
L'impegno a livello locale si sostanzia in tre richieste: costruire meccanismi che impediscano o inceppino la legge delega; trovare modalità adeguate per difendere l'integrazione scolastica dei portatori di handicap dai tagli della legge finanziaria; intraprendere un'azione che metta in luce la dignità e la qualità del corpo docente, e che contrasti l'immagine totalmente negativa che si è consolidata nella società.
Si segnala la necessità di riprendere e rielaborare il rapporto tra municipalità e realtà produttiva industriale, di cui, in passato, è stato espressione l'Istituto Aldini-Valeriani.
Si ricorda l'esperienza estremamente positiva, già abbandonata dalla precedente amministrazione, dello studio-lavoro, che rappresentava una modalità attraverso la quale percorrere la strada del superamento del divario tra due culture: quella disinteressata e quella operativa. Ci si deve riappropriare di questo ambito d'intervento per muoversi nella direzione di una eliminazione della struttura gerarchica della scuola.
Infine, emerge il problema degli insegnanti precari, troppi in Italia e troppi a Bologna, e si sottolinea che, ad esempio, grazie all'attività di queste persone, vengono realizzate nelle scuole esperienze di educazione musicale che raccolgono ampio consenso e contribuiscono ad innalzare la qualità dell'offerta educativa.
le conclusioni
Le voci della scuola tacciono e Cofferati comincia a spiegare che occorre costruire un progetto che prefiguri la città futura e individuare delle priorità da realizzare nell'arco dei cinque anni, perché non si può avere il contingente come punto di riferimento.
Improvvisamente tace, guarda chi lo sta ascoltando e dice: "Vorrei avere per voi parole di conforto, ma non ci riesco!".
Credo che le persone presenti, inspiegabilmente, si sentano sollevate anche se il quadro che viene successivamente presentato non è certo confortante.
Ci sarà l'applicazione di una pessima legge regressiva che è tanto peggiore perché rappresenta un modello funzionale ad una società che non c'è più.
A questo si aggiunge l'incapacità di dare sviluppo all'economia di fronte alla peggiore recessione economica degli ultimi decenni.
La scuola, sulla quale si dovrebbe investire perché è uno dei settori sui quali puntare per una crescita anche economica del paese, è oggetto del taglio delle spese e questo, sembra paradossale, rallenta l'applicazione della legge di riforma voluta dal governo.
Tuttavia non è giusto avere comportamenti che ostacolino una legge dello stato; si può, però, contrastare politicamente il governo.
Sul piano locale occorre sviluppare una polemica visibile nei confronti dell'amministrazione e della sua scelta di non fare, di cui è esempio la situazione degli asili nido, e di non introdurre novità.
Costruita un'idea di scuola, sulla base delle esigenze, della storia del territorio e delle esperienze significative, occorre stabilire un piano d'investimenti sulle priorità individuate.
L'intervento pubblico può essere integrato attraverso la collaborazione con le associazioni, che a Bologna sono numerose e svolgono una attività rilevante, non sostituibile.
Occorre, anche, interrogarsi su cosa sia oggi la cittadinanza a Bologna.
Si nota il venir meno di un rispetto delle regole. In realtà senza regole tutti vivono peggio, ed è per questo che devono essere fatte rispettare. Contemporaneamente occorre programmare l'inserimento dei cittadini che vengono a lavorare in questo paese ed anche degli studenti universitari provenienti da altre città attraverso delle politiche di accoglienza.
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