Voci del verbo insegnare

Il matrimonio è un affare di famiglia

Lorenzo Roveda

(agosto 2008)

  Regia: Cherie Nowlan -
Cast: Brenda Blethyn, Khan Chittenden, Emma Booth, Richard Wilson, Frankie J. Golden, Rebecca Gibney, Philip Quast, Russel Dykstra, Katie Wall -
Genere: Commedia, colore 120 minuti -
Produzione: Australia 2008 - Distribuzione Lucky Red.


Ci troviamo a Sidney, Australia, e quella che si viene a raccontare è una di quelle storie che oggi possiamo ritrovare in molti di noi adolescenti: donna cinquantenne che porta avanti, sola, la famiglia mettendo i figli sotto una cupola di cristallo, ovattando il loro mondo; tuttavia nella pellicola, il bravo Nowlan, (il regista) inserisce molti elementi che ridisegnano la storia e la rendono commedia, ma non troppo, e drammatica, sufficientemente da non dover usare il fazzoletto.
Jean Dwight, ex cabarettista, era quasi arrivata al successo, quello vero, negli anni ’60: sale gremite interamente per lei, una vera stand up comedian, ed anche il marito ce l’aveva quasi fatta come cantante country…poi, però, il castello di sabbia è crollato e tanti saluti allo sfarzo dei sogni di fama e gloria. Ora, dopo il burrascoso divorzio, casa Dwight ospita solamente Jean e i due figli: Mark, il maggiore e diversamente abile dalla nascita, e Tim, il co-protagonista del film.

Tutto scorre regolarmente nella vita in quel piccolo quartiere residenziale: il lavoro occupa praticamente tutta la giornata: la famiglia si divide tra mensa, traslochi, scuole-lavoro, lezioni di musica e per finire si va tutti insieme a vedere Jean che appare in qualche spettacolino in un casinò della città; lo show è rimasto il vero amore della madre, che non esita a ricordare ai figli la sfolgorante carriera che avrebbe avuto se tutto fosse “filato liscio”.
Tutto è compresso nell’unità famiglia, tutto è famiglia: non ci sono amici, distrazioni o segreti che non coinvolgano tutti, solo tre persone che condividono il tutto facendolo proprio ma distante. La routine vige sovrana sino a quando Tim non conosce Jill e i due si innamorano, da questo momento tutto cambierà: Jean non riconoscerà la figura della fidanzata, anzi, cercherà di ostacolare in ogni modo il rapporto tra i due, sino a quando non si arriverà ad un punto di collasso e la famiglia sembrerà andare a pezzi.

L’instabilità emotiva di una madre sulla soglia della depressione che scandisce le giornate tra alcol e terrorismo psicologico è la fase più drammatica del film, un momento di compassione che sembra essere lontano dal mondo dei figli, che non riescono, nonostante gli innumerevoli sforzi, a comprendere; si racconta nuovamente la distanza tra due mondi che faticheranno a ricongiungersi in una sorta di riflesso di speculari sinergie che, pur essendo uguali, trovano con difficoltà un punto d’incontro.

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