La Fondazione opera su due prospettive, entrambe di rilievo significativo: da un lato intende valorizzare la imponente tradizione storica e documentaria di cui è depositaria, dall'altro ambisce di proporsi come laboratorio di idee e progetti sulla realtà contemporanea, nella speranza di poter divenire, in tal senso, punto di riferimento per tutte le forze progressiste in questa complessa fase di trasformazione, e a partire ovviamente dall'esperienza bolognese ed emiliano-romagnola. La necessità di coniugare urgenza del presente con spessore di riflessioni storiche è più che mai un monito gramsciano (e in particolare del Gramsci geniale lettore del grande Machiavelli) fra i più necessari in un mondo che tende ad appiattire tutto in cronaca e a dimenticare ogni radice identitaria. E ciò è tanto più necessario in questa fase, dove la crisi delle tradizionali forme di rappresentanza politica, partitica e sindacale esige di affinare vecchi e nuovi luoghi di elaborazione e di incontro fra competenze intellettuali e professionali e ceto politico in senso ampio. In tale prospettiva, da sempre, ed oggi con rinnovata convinzione, il Gramsci lavora, dialogando con molteplici associazioni e istituzioni culturali e universitarie, economiche e politiche e mettendo in fertile confronto vari ambiti disciplinari, dai saperi storico-politici a quelli antropologici e sociologici a quelli letterari o scientifici ed economici, nella convinzione che la complessità della realtà è irriducibile ad ogni paradigma che si pretendesse egemonico e che la ricerca sperimentale di nuovi sentieri deve misurarsi con la tabella ampia dei saperi, dei loro privilegiati luoghi di elaborazione e trasmissione (con una peculiare attenzione alla realtà della scuola e della formazione) e ovviamente delle stesse pratiche politiche oggi in essere. Il programma è ambizioso ma noi siamo confortati dal lavoro già fatto, dai progetti messi in cantiere e dall'entusiasmo con cui tanti, e di tanti mondi, oggi collaborano con noi. Partire da Bologna e dalla sua Regione, lungi dal volersi ridurre in un avamposto localistico, vuole per noi esattamente all'opposto proporre la centralità delle esperienze che qui si sono date, si danno e incentivare con forza le vocazioni a sperimentare che in questa città e nell'intera Regione ci hanno contraddistinto e che possono assumere ancora una precipua valenza nazionale, molto più di quanto oggi non accada. Salvaguardia e valorizzazione dei nostri giacimenti bibliotecari e archivistici di conclamato valore storico, continuare ad essere fra i promotori di un grande archivio della memoria del nostro Novecento, ricerca, sperimentazione, decisa volontà di entrare nel dibattito politico per offrire un luogo di riflessioni non scontate, fondate su accurate documentazioni, aperte sempre allo scenario internazionale su cui Bologna può essere in realtà punto ideale di osservazione: di queste cose e non solo si vuole connotare la Fondazione che noi auspichiamo possa sempre più rafforzarsi grazie al contributo dei tanti che a noi guardano con crescente simpatia e con desiderio di impegnarsi in una vera dimensione di studio, di dibattito e di cimento politico.
Gian Mario Anselmi,
Presidente della Fondazione
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