Voci del verbo insegnare

Filosofia a Rimini

Rita Chiappini

(marzo 2007)

Dall'11 febbraio si è aperto il ciclo 2007 delle "Meditazioni riminesi", dedicate quest'anno all'estetica contemporanea: questa è la sapida cronaca di Rita Chaippini per le Voci.


In mancanza di un vero inverno (sui nostri terrazzi ronzano dall’inizio del mese le macroglosse, in ampio anticipo e con l’aria di non aver dormito abbastanza) è cominciata la primavera filosofica di Rimini.

Si tratta di otto conferenze che si tengono al Teatro degli Atti, nel cuore del centro storico, e che quest’anno sono dedicate alla filosofia nelle arti. Il nome della rassegna – "Meditazioni riminesi" – può suonare come involontario ossimoro, in quanto le meditazioni non sembrano essere tra le attività peculiari della città (al contrario del lavoro nero, l’abusivismo, il tirar tardi, la frenesia dell’apparire ecc.).

In ogni modo le lezioni sono cominciate e c’è molta Bologna nel programma: il primo incontro, dedicato alle "Estetiche del disgusto", è stato tenuto da Paolo Fabbri che ha fatto il pienone con ascoltatori assiepati che nei corridoi, potendo anche contare sull’affezione per il conterraneo. Brillante come sempre, ha aperto l’incontro con i manichini impiccati a Milano di Cattelan ed ha scorrazzato nella produzione artistica più controversa del contemporaneo, da Gilbert e George alla Body Art.

Secondo incontro a Ermanno Cavazzoni, che affronta "La grande sacrosanta pattumiera dell’artistico": una lezione di quasi due ore in stile affabulatorio e ironico, che strappa risate al pubblico numeroso passando da Ariosto a Christo, dalla Bibbia ai manuali di botanica fantastica. "Da quando Dio è morto i critici hanno alzato la testa", afferma Cavazzoni, connettendo il mercato dell’arte alla la vendita delle indulgenze.

Terzo incontro a Umberto Curi per "Un filosofo al cinema": davanti ad un pubblico che definisce "dabbene", Curi usa Platone per convincerci che Cinema e Filosofia non sono incompatibili ma anzi l’uno può aiutare l’altra con le sue narrazioni. Il richiamo non è solo al mito della caverna ma anche a quello di Prometeo; quando si arriva alla definizione di Politica come Arte Regia un brivido percorre la sala dabbene.

invia un commento

torna su